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Mafia: doppio blitz a Messina e a Catania, decine di arresti

Mafia: doppio blitz a Messina e a Catania, decine di arresti

Un intero quartiere era stato trasformato in piazza di spaccio

Doppia operazione antimafia in Sicilia. In due distinti blitz, a Messina e a Catania, polizia e carabinieri hanno sgominato alcune organizzazioni che controllavano i territori, in alcuni casi con ramificazioni anche fuori dalle province interessate.

Nel primo caso la polizia è intervenuta nel rione Giostra, ribattezzato la “Scampia di Messina”. Decine gli arresti. Il quartiere era stato trasformato in una sorta di fortino dagli affiliati alle organizzazioni criminali che fra le case popolari gestivano il traffico e lo spaccio di droga. Le abitazioni erano dotate di impianti di videosorveglianza e decine di vedette e informatori controllavano il territorio, in passato luogo di una guerra tra i clan degli Arrigo e dei Bonanno per il controllo del mercato degli stupefacenti. Le indagini, condotte dalla Squadra mobile diretta da Antonio Sfameni e coordinate dalla Dda guidata da Maurizio De Lucia, hanno consentito di far luce anche su una serie di tentati omicidi avvenuti proprio per contrasti nel mondo del traffico e dello spaccio di droga. Nel blitz sono stati impegnati 350 uomini di Polizia.

Disarticolate invece dai carabinieri di Catania due organizzazioni criminali legate alla famiglia di Cosa nostra Santapaola-Ercolano. Tra gli affari illegali, i militari dell’arma hanno scoperto che i boss si avvalevano di imprenditori conniventi e organizzavano truffe all’Inps per percepire l’indennità di disoccupazione. L’operazione è scattata all’alba nelle provincie di Catania, Siracusa, Cosenza e Bologna: 40 le persone raggiunte dal provvedimento del gip, richiesto dalla direzione distrettuale antimafia di Catania. Tra gli elementi di vertice, secondo la Dda, c’era il boss Santo Alleruzzo. Nonostante una condanna all’ergastolo per duplice omicidio, mafia e traffico di droga che sta scontando nel carcere di Rossano, in provincia di Cosenza, approfittava dei permessi premio per ritornare nel paese d’origine, Paternò, dove continuava ad impartire ordini e direttive per la gestione degli affari del clan.

Mauro Denigris