
Se un anno dopo la laurea gli studenti italiani scelgono un impiego in un impresa, cinque anni dopo tre neolaureati italiani su dieci decidono di mettersi in proprio. Un dato che posiziona l’Italia al di sopra della media europea (25,7%) e
perfino nordamericana (25,9%). Emerge dal report italiano 2024 del progetto GUESSS (Global University Entrepreneurial Spirit Students’ Survey), un’indagine internazionale coordinata dalle Università di San Gallo e Berna e, per l’Italia, dall’Università degli Studi di Bergamo.
L’indagine, su un campione di 4.374 studentesse e studenti italiani di circa 25 atenei, ha messo in luce anche una crescente attenzione verso l’imprenditorialità nei percorsi accademici: negli ultimi dieci anni, la percentuale di chi ha
frequentato un corso sull’impresa è passata da meno del 30% a oltre il 35%. Nelle università italiane la partecipazione a
corsi obbligatori è più alta rispetto alla media europea (17,3% vs 12,6%). Sono gli atenei di piccole dimensioni a raggiungere livelli più elevati di competenze imprenditoriali, forse, è l’ipotesi dei ricercatori, per la maggiore flessibilità dei percorsi offerti. Genere e contesto familiare contano però ancora tanto: i ragazzi con almeno un genitore imprenditore hanno maggiore propensione a mettersi in proprio. Lo studio è stato presentato a Milano in collaborazione con Intesa Sanpaolo.
Stefania Losito