Non c’era soltanto il tema della sicurezza internazionale e del sostegno a Kiev sul tavolo della Commissione Difesa alla Camera dei deputati. Il vicepremier Matteo Salvini insiste sulla necessità di potenziare Strade sicure, al centro di una risoluzione dei suoi deputati. Era all’ordine del giorno nel pomeriggio, ma la seduta è stata sconvocata. Per la premier è sicuramente meglio così, è stato evitato il rischio di incidenti parlamentari mentre è in visita in Giappone. Nessuna criticità, nessuna faida interna con i Vannacciani. Al Senato il leghista Claudio Borghi non ha partecipato al voto perché “poi è complicato spiegare la differenza tra la risoluzione e il decreto” per prorogare la cessione di armi a Kiev, che ha giurato di non votare più. Alla Camera 7 della Lega erano assenti a vario titolo (come quelli di FdI, 6 di FI), e due hanno votato contro la risoluzione di maggioranza sull’Ucraina, Rossano Sasso e Edoardo Ziello. Come loro Emanuele Pozzolo, ex di FdI, che quando un mese fa Roberto Vannacci venne alla Camera, ammise “una comunanza di visioni con molte posizioni del generale”.
Al netto della contrarietà più volte espressa dalla Lega e da Salvini sull’invio di armi a Kiev, “anche in vista di una prossima risoluzione del conflitto”, è battaglia sull’operazione Strade Sicure, voluta 18 anni fa dal governo Berlusconi, su proposta dell’attuale presidente del Senato Ignazio Larussa (che la difende, ovviamente, a spada tratta, ndr).
Il personale delle Forze Armate è posto a disposizione dei prefetti, da questi è impiegato per servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché in perlustrazione e pattuglia congiuntamente alle Forze di polizia
Salvini insiste e rilancia proponendo l’aumento del numero dei militari, il ministro della Difesa Crosetto rivendica di parlare per «atti concreti» e cerca di smorzare le polemiche: “La missione Strade sicure – si legge sul social X – è stata potenziata nel 2025 ed è finanziata fino al ‘27”. Ma il ministro insiste sulla sostituzione dei soldati con nuovi carabinieri o ausiliari, che possano anche rpocedere agli arresti. Ma la Lega insiste: “Non si arretrerà di un millimetro”. Nella diatriba entra l’altro vicepremier, Antonio Tajani, che la appoggia piano, dando una sponda ai vannacciani della Lega, che in primis chiedono i militari in strada: “Siccome la priorità è garantire la sicurezza dei cittadini – chiarisce Tajani – finché non ci sarà un numero adeguato di carabinieri, poliziotti, finanzieri e agenti della penitenziaria, saremo costretti ad utilizzare militari di Esercito, Marina e Aeronautica”. Questioni che aleggiano attorno al dossier caldo del pacchetto sicurezza, di cui la Lega rivendica la paternità esprimendo “soddisfazione”.
Stefania Losito