Quello appena trascorso è stato il quinto mese di gennaio più caldo mai registrato, con estremi di temperatura contrapposti tra emisfero settentrionale ed emisfero meridionale. A renderlo noto è Copernicus, il servizio meteo dell’Unione europea, secondo cui la temperatura del mese è stata superiore di 1,47°C rispetto alle temperature pre-industriali.
Le temperature del mese di gennaio, sottolinea il report, sono state superiori alla media in gran parte del globo, comprese vaste zone dell’Artico e dell’America settentrionale, nonostante le forti ondate di freddo registrate nelle ultime settimane e dovute a una corrente a getto polare che ha riversato aria gelida in Europa e in America settentrionale, con una temperatura media di -2,34°C registrata in Europa (la più bassa dal 2010).
Nell’emisfero meridionale, invece, il caldo record ha causato diversi incendi boschivi, soprattutto nella seconda metà del mese. Gli episodi più gravi, con vittime, si sono registrati in Australia, Cile e Patagonia. Inondazioni si sono invece verificate, a causa delle forti piogge dell’ultima settimana del mese, nell’Africa meridionale, soprattutto in Mozambico.
“Il mese di gennaio 2026”, ha sottolineato la responsabile per il clima di Copernicus, Samantha Burgess, “ci ha ricordato in modo evidente che il sistema climatico può talvolta portare contemporaneamente un clima molto freddo in una regione e un caldo estremo in un’altra. Mentre le attività umane continuano a causare un riscaldamento a lungo termine, questi eventi recenti evidenziano che la resilienza e l’adattamento ai fenomeni estremi in aumento sono fondamentali per preparare la società ad affrontare i maggiori rischi climatici in futuro”.
Vincenzo Murgolo