I papà non sono più considerati “mammi”, ma padri che vogliono prendersi cura dei propri figli, al pari delle madri, con una presenza sempre più attiva e quotidiana nella loro cura. Un cambiamento culturale rilevante, che offre una nuova consapevolezza della complessità del ruolo genitoriale e che porta 4 papà su dieci a gestire la conciliazione famiglia-lavoro. Per questo, nella giornata della festa del papà, al Colosseo di Roma, Cgil, Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari hanno srotolato uno striscione di protesta, con su scritto: “Ma quale festa?! Vogliamo il congedo paritario”. Il flash mob organizzato da Confederazione e associazioni studentesche fa parte di una campagna di sensibilizzazione e rivendicazione creata in occasione della Festa del papà “per denunciare la recente bocciatura della proposta che avrebbe introdotto una riforma strutturale dei congedi parentali, per rilanciare la richiesta di un congedo di paternità paritario e pienamente retribuito e riportare al centro del dibattito pubblico il tema della condivisione della cura e della genitorialità”, si legge in una nota. “La battaglia per un sistema di congedi più equo non riguarda solo i lavoratori di oggi, ma il modello di società del futuro, la costruzione di un welfare più giusto e inclusivo, che le istituzioni continuano a ignorare”, sottolineano Rete degli Studenti Medi e Udu.
Secondo i dati raccolti da Eumetra, l’istituto di ricerca sociale, nell’ultima edizione della ricerca Parents, cresce tra i padri italiani la percezione della necessità di trovare un equilibrio tra lavoro e famiglia: nel 2025 il 40% ritiene che
sia inevitabile scendere a compromessi, in aumento rispetto al 33% del 2024 e al 31% del 2023. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una paternità in evoluzione: più presente, più coinvolta e sempre più parte integrante di un modello di co-genitorialità. Un percorso che porta con sé grandi soddisfazioni, ma anche nuove sfide, soprattutto in un contesto sociale e lavorativo che ancora offre strumenti limitati per conciliare pienamente vita privata e professionale. Ne deriva un ritratto in chiaroscuro: da un lato la ricchezza che il rapporto con i propri figli può dare, dall’altro la crescente consapevolezza dell’impegno richiesto.
Parallelamente, si osserva un’evoluzione nel modo in cui i padri valutano sé stessi: il 17% si sente pienamente realizzato
sia come persona che come genitore. Un dato che evidenzia come, rispetto al passato, emerga una visione più realistica e meno idealizzata della genitorialità, oggi vissuta con maggiore profondità e consapevolezza.
“Stiamo osservando una trasformazione strutturale della figura paterna, sempre più coinvolta nella cura quotidiana e
sempre meno confinata a un ruolo tradizionale”, commenta Matteo Lucchi, ceo di Eumetra. “Questa evoluzione si accompagna a una maggiore consapevolezza del carico – anche mentale – che la genitorialità comporta. Si tratta di un segnale di maturità: più i padri partecipano, più sviluppano una lettura realistica e profonda delle sfide legate all’equilibrio tra vita privata e professionale”.
Stefania Losito