In Puglia sono andati in fumo quasi mille ettari di vegetazione in un mese e mezzo e i geologi lanciano l’allarme. “Gli effetti attesi sul territorio e sui versanti potrebbero essere la perdita di copertura vegetale – ha commentato il presidente dell’ordine regionale pugliese, Giovanni Caputo – la combustione della vegetazione riduce la coesione superficiale del suolo, aumentando l’erosione e l’apporto di sedimenti ai corsi d’acqua. Rischi anche di un possibile incremento del rischio di frana: la degradazione delle radici e il cambiamento delle proprietà idrauliche del suolo (ridotta infiltrazione, maggiore ruscellamento) aumentano la probabilità di fenomeni franosi sui versanti colpiti, soprattutto in aree con pendii acclivi o suoli superficiali”.
“L’Ordine dei Geologi della Puglia esprime profonda preoccupazione e sottolinea la necessità di interventi urgenti di mitigazione e pianificazione post-incendio per ridurre il rischio di frane ed alluvioni nei mesi successivi alle fiamme”.
Secondo i dati provvisori elaborati da fonti regionali e dal servizio europeo di monitoraggio incendi (EFFIS/Copernicus), dalla prima settimana di giugno al 13 luglio 2026 risultano bruciati circa 972 ettari in Puglia. Le zone più colpite sono le province di Lecce e Taranto.
E l’Ordine dei Geologi evidenzia i possibili rischi derivanti dagli incendi
“Pensiamo ad esempio al maggior rischio di alluvioni flash: la diminuita capacità di assorbimento del terreno e l’aumento di sedimenti favoriscono colate improvvise e innalzamento del rischio idraulico a valle. E’ necessaria una mappatura rapida delle aree bruciate: completare la ricognizione satellitare e aerea per definire perimetri – ha concluso Caputo – classi di severità e tipi di copertura bruciata; attivare catasti temporanei degli eventi. Sono necessari interventi di stabilizzazione rapida: dove necessario, realizzare opere leggere (barriere anti-erosione, briglie, fascinate, rete paramassi, transenne di sedimenti) per ridurre trasporto solido e colate di detrito. Fondamentali il Monitoraggio idrologico e geotecnico: installare punti di controllo pluviometrico e inclinometri/controlli visivi su versanti critici per rilevare precocemente fenomeni di movimento, ma anche il Piano di gestione della rimozione della biomassa e prevenzione del rischio: coordinare operazioni di pulizia, rimboschimento con specie adatte e interventi strutturali per la mitigazione a medio termine, il Coinvolgimento delle comunità locali: informare e formare i cittadini e le amministrazioni comunali sulle misure temporanee di difesa e sulle procedure di emergenza”.
“L’Ordine dei Geologi della Puglia mette a disposizione competenze tecniche per la mappatura geologica e dei rischi post-incendio, per la valutazione dei versanti e per la progettazione degli interventi di emergenza e consolidamento”.
“Si raccomanda alla Regione, alle amministrazioni locali e al sistema di Protezione Civile regionale di attivare subito piani coordinati che integrino monitoraggio satellitare, rilievi in campo e campionamenti del suolo per definire priorità di intervento”, si legge nella nota del presidente. La Regione Puglia, intanto, ha dichiarato lo stato di grave pericolosità per incendi boschivi per il periodo 15 giugno–15 settembre 2026, attivando le misure operative del servizio Antincendio Boschivo.
Caputo chiede alla Regione anche “per le aree agricole e urbane, di indicare limitazioni temporanee all’uso del suolo e valutare vincoli urgenti dove il rischio è residuo”.