Sono trascorsi sette mesi dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran e l’impatto sui prezzi dei carburanti è stato pesante: la benzina è salita del 29 per cento e il diesel addirittura del 36 per cento. Lo rileva un’analisi della Cgia, l’associazione artigiani e piccole imprese di Mestre. Secondo l’Ufficio Studi, le categorie professionali più colpite
dal rincaro dei costi dei carburanti sono i camionisti, i tassisti e gli agenti di commercio.
Per tassisti e agenti di commercio la situazione è particolarmente difficile: non possono scaricare l’aumento dei
costi sui clienti o sulla filiera, e quindi finiscono per assorbirlo interamente. I camionisti, invece, possono farlo raramente e contare sul credito d’imposta pensato per compensare il caro-carburante. Ma non tutti ne hanno diritto: restano esclusi quelli che possiedono mezzi pesanti sotto le 7,5 tonnellate, oppure mezzi piu’ pesanti che pero’ non rientrano nelle categorie ambientali piu’ green, come gli Euro V e gli Euro VI.
I camionisti, analizza la Cgia, da sempre devono fronteggiare costi immediati e ricavi differiti. Il gasolio, i pedaggi autostradali, la manutenzione dei mezzi, le assicurazioni e il personale devono essere pagati subito o a brevissimo termine. Al contrario, i tempi di incasso delle fatture possono arrivare anche a 90 o addirittura 120 giorni, soprattutto nei rapporti con grandi committenti o nella filiera logistica piu’ complessa.
Le tariffe che i taxisti applicano all’utenza sono di natura amministrativa, cioe’ stabilite per delibera dai Comuni che
hanno rilasciato le licenze. A differenza di altre categorie di trasportatori, che in linea di massima possono adeguare i propri listini in base all’andamento dei costi, i taxisti restano vincolati a tariffe “bloccate” fino alla successiva delibera
comunale, un processo spesso lento e che non tiene il passo con la volatilita’ dei prezzi energetici. Il risultato e’ una
progressiva erosione dei margini: a fronte di un carburante che pesa in modo significativo sui costi di esercizio quotidiani, l’incasso resta invariato, riducendo di fatto il guadagno netto per ogni corsa effettuata.
A differenza di molti altri lavoratori, per un rappresentante l’automobile non e’ un mezzo accessorio, ma lo strumento
primario e insostituibile dell’attivita’. Questo comporta un consumo di carburante particolarmente elevato rispetto alla
media, spesso con percorrenze annue che superano mediamente i 30-40mila chilometri. Ogni aumento del prezzo alla pompa si traduce quindi in un incremento immediato e consistente dei costi fissi di gestione, che gli agenti di commercio non possono scaricare sul mandante ne’, spesso, sui clienti finali, vincolati da provvigioni e accordi commerciali gia’ definiti.
La manovra anti caro-carburante messa in campo dal governo negli ultimi 6 mesi e mezzo, annota la Cgia, supera i 2,6 miliardi di euro di impegno economico, tra tagli diretti alle accise e agevolazioni fiscali mirate ai settori piu’ esposti. Da oggi, sabato 26 settembre, il taglio delle accise sul diesel scende da 12,2 a 6,1 centesimi per litro. Uno sconto che rimarra’ in vigore fino al prossimo 5 ottobre. Il governo guidato da Mario Draghi, ricorda l’analisi, nel 2022 taglio’ le accise sui carburanti per otto mesi consecutivi, con una spesa complessiva di 7,3 miliardi di euro. Ma, ancora secondo la Cgia, la differenza sta anche nella maggiore flessibilità che, nel 2022, l’Unione europea consentì agli Stati membri sui bilanci.