La macchina burocratica della pubblica amministrazione e della giustizia civile non è omogenea in tutta Italia, rappresentando un nemico invisibile che scoraggia l’iniziativa privata e accentua le disuguaglianze tra i territori. A dirlo è l’ufficio studi della Cgia, l’associazione artigiani e piccole imprese di Mestre. Partiamo dall’edilizia, cartina di tornasole della nostra principale inefficienza amministrativa. In Italia servono in media oltre sei mesi e mezzo – ben 198 giorni – per ottenere una concessione edilizia per costruire un capannone commerciale. Nelle grandi aree urbane il quadro peggiora ulteriormente, a Milano 220 giorni, a Bari leggermente meglio con 190 giorni. I tempi di giustizia civile per recuperare i crediti non pagati mostrano squilibri territoriali accentuati, la durata media è di 36 mesi, quasi millecento giorni: a Milano ci vogliono oltre sei anni, a Bari va un po’ meglio, cioè 72 mesi, il doppio della durata media. Il quadro non migliora se si guarda alla risoluzione delle controversie commerciali. In Italia servono in media 600 giorni, circa 20 mesi, per chiudere una disputa tra imprese. A Roma si arriva a quasi quattro anni, a Bari e a Reggio Calabria oltre tre anni.
Tranne poche eccezioni come il capoluogo pugliese, nel Mezzogiorno questi fenomeni di lentezza risultano più diffusi non per inferiorità civica o amministrativa, ma per un equilibrio istituzionale storicamente determinato. L’unificazione amministrativa, avvenuta con l’unità d’Italia, estese al Sud un modello burocratico concepito per contesti produttivi più dinamici, senza adattamenti adeguati. In presenza di un settore privato debole e di scarse alternative occupazionali, la funzione pubblica ha assunto anche un ruolo di stabilizzazione sociale, diventando, in molte aree del Sud, un vero serbatoio occupazionale. Inoltre, la debolezza dell’economia privata ha ridotto la “pressione” per regole semplici e prevedibili, favorendo pratiche discrezionali e intermediazioni improduttive. L’intreccio tra burocrazia e politica, insieme a una capacità esecutiva più fragile, fa sì che regole formalmente uniformi producano esiti differenti.
Contrastare la malaburocrazia richiede interventi sistemici: semplificazione normativa, chiarezza delle competenze, incentivi coerenti e una digitalizzazione realmente orientata ai processi e ai risultati. Pratiche che spesso trovano forti resistenze proprio all’interno della stessa macchina pubblica.
Stefania Losito