
“I commissari mi hanno preannunciato che nella giornata di oggi invieranno una richiesta formale per essere autorizzati a un negoziato con il soggetto internazionale che ha fatto la proposta migliore, che verosimilmente sarà appunto quella della compagine azera”. Lo ha detto il ministro delle Imprese Adolfo Urso, parlando dell’ex Ilva.
L’ok dei commissari straordinari agli offerenti azeri di Baku Steel, supportati dal governo dell’Azerbaijan, era già nell’aria nelle scorse ore. Ne da notizia il Sole 24ore. Ora toccherà al governo dare l’ok definitivo.
Nei prossimi giorni dovrebbe esserci un passaggio tra ministero del Made in Italy e Palazzo Chigi. In fase di negoziazione aperta, si dovrebbe definire la “quota statale del 10% in capo a Invitalia e un’apertura alla partecipazione degli indiani di Jindal Steel International”.
Il quotidiano di economia racconta che, nel dettaglio della proposta di Baku, a regime gli occupati effettivi dovrebbero essere circa 7mila (in calo), con soltanto un altoforno e due forni elettrici, che col tempo dovrebbero diventare tre (mentre l’altoforno verrebbe chiuso sul medio periodo). Fatto che avrà ricadute sulla produzione, che così arriverebbe al massimo a 6 milioni di tonnellate. Questi numeri saranno tema di trattativa anche con i sindacati. E bisognerà vedere se ci sarà il via libera del ministero della Salute.
IL PROCESSO AMBIENTE SVENDUTO A POTENZA – Comincerà venerdì 21 marzo, alle 9.30, davanti al gup Francesco Valente, all’interno di tre aule del Palazzo di Giustizia di Potenza, appositamente attrezzate e videocollegate tra loro, l’udienza preliminare del maxi processo “Ambiente svenduto”, sul presunto inquinamento dell’ex Ilva di Taranto. Il processo – che è stato trasferito a Potenza dopo l’annullamento pronunciato dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) della sentenza di primo grado con le 26 condanne inflitte a maggio 2021 – ripartirà da zero e vedrà coinvolti 23 imputati, tra i quali l’ex governatore pugliese Nichi Vendola e tre società, e tre responsabili civili: la Regione Puglia, la “Riva Forni elettrici spa” e la “Partecipazioni industriali spa in as”. Le persone offese sono
282, tra le quali i 258 proprietari di unità abitative e di altri edifici dell’area dell’ex Ilva, undici proprietari di allevamenti e un pescatore-mitilicoltore.
Stefania Losito