In meno di vent’anni, in Italia, l’età media dei lavoratori dipendenti del settore privato è cresciuta di 4 anni: nel 2024, ultimo anno per cui sono disponibili i dati, ha sfiorato i 42 anni. E’ la fotografia scattata dalla Cgia, l’associazione artigiani e piccole imprese di Mestre. I più anziani d’Italia sono a Potenza: hanno quasi quarantaquattro anni e, in generale, in Basilicata non va meglio. Segue il Molise. Oggi un dipendente su tre ha superato la soglia dei cinquant’anni. Negli ultimi sedici anni l’aumento dell’età media di operai e impiegati è stato marcato e continuo; solo dal 2020il dato ha mostrato una sostanziale stabilizzazione, senza tuttavia invertire la tendenza di fondo verso un progressivo invecchiamento della forza lavoro.
Se l’agricoltura regge, le imprese edili, quelle di facchinaggio, l’autotrasporto, i comparti produttivi che sono obbligati a lavorare anche di notte, etc., guardano con crescente preoccupazione all’età media dei propri addetti. Nei cantieri, alla guida di un Tir e in molte fabbriche l’invecchiamento delle maestranze non è più una tendenza, ma una realtà strutturale, aggravata da un fatto ormai evidente: i giovani non vogliono più fare questi mestieri. Il problema non è solo demografico, ma economico e produttivo.
A essere penalizzate sono perlopiù le piccole e medie imprese: se devono scegliere, i giovani, non hanno tanti dubbi; preferiscono quasi sempre le grandi imprese alle piccole per una combinazione di fattori economici, organizzativi e culturali. Non si tratta solo di una questione di salario, ma di aspettative di carriera, riduzione del rischio e qualità delle opportunità percepite.
Stefania Losito