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Meloni al Festival delle Regioni: “L’autonomia procederà senza stop e c’è un’orizzonte di legislatura per le riforme”. Tensioni al corteo di protesta

La premier Giorgia Meloni arriva a Torino, per il Festival delle Regioni, in un clima segnato anche dalle proteste, con un corteo di 300 giovanissimi bloccato dal cordone delle forze dell’ordine poco distante dal villaggio delle Regioni a piazza Castello. Ma la presidente del Consiglio tira dritto e parla alla nazione, raccontando che “l’Italia è un mosaico di
territori dalle potenzialità straordinarie, ogni territorio può contare su energie e risorse estremamente importanti che
meritano di essere conosciute, valorizzate e messe in rete. Questo patrimonio è il nucleo della nostra forza ed è
fondamentale per rafforzare il senso di appartenenza alla nazione”.  “Anche nelle tante divisioni che questa nazione ama sempre mettere in luce, tutti ricordiamo che si vince e si perde tutti insieme”, ha ammonito la presidente.

Meloni, capelli legati in una coda di cavallo e in giacca rosso corallo, racconta la sua quotidianità a Palazzo Chigi, dove, “davanti alla sala verde c’è un’altra sala in cui ci sono ritratti di tutti i presidenti del consiglio”. “Beh – ammette – si sente addosso il peso della responsabilità che si porta sulla spalle nel guidare una nazione come Italia”, “si è eredi di una storia straordinaria. Esserne all’altezza è difficilissimo, non consente leggerezza, superficialità o personalismi”.

L’Italia ha bisogno di interventi strutturali, spiega dal pulpito, “è necessario portare avanti adeguati interventi strutturali per non consegnare le chiavi del nostro sistema produttivo a stati terzi”. E dalle Regioni si deve partire. “Si deve partire dalla forza di questo legame” con le Regioni “per affrontare insieme le sfide che l’Italia ha davanti. Il governo crede fortemente nella collaborazione fra i livelli istituzionali della Repubblica, siamo consapevoli del fatto che nessuno può affrontare da solo questioni complesse, infrastrutture, sviluppo, ammodernamento della nazione”.

La premier invita tutti a essere parte del cambiamento strutturale, citando il piano Mattei per l’Africa, “un progetto strategico italiano su cui puntiamo a coinvolgere Europa soprattutto, che stiamo elaborando, che porteremo in Parlamento” e sul quale “chiederemo il coinvolgimento di tutti”. L’obiettivo del governo è “lavorare per restituire al
Mediterraneo la sua centralità”, una “scelta di strategia” perché “se il futuro è il tema delle materie prime allora
l’Africa non è un continente povero, potenzialmente è un grande produttore di energia”, ha detto. “Lavoriamo a reti di
collegamento”, come il “cavo sottomarino con la Tunisia”. “L’Europa si trova a dover fare i conti con questa realtà”, ha
aggiunto. L’Italia può diventare “l’hub di approvvigionamento energetico d’Europa e la prima fila del dialogo con il continente africano”. Il piano Mattei per l’Africa è un “progetto strategico” che “significa mettere insieme molte cose:
lo sviluppo dei paesi africani di fronte a una situazione esplosiva per la quale il governo dei flussi migratori diventa
ovviamente estremamente difficile, significa restituire all’Italia il ruolo che ha nel Mediterraneo”.

Interviene sul Pnrr e sui fondi: “Abbiamo deciso di intervenire, riunendo sia le gestione il Pnrr sia i fondi di coesione, per avere una visione unitaria e strategica delle risorse che avevamo a disposizione”, chiarisce tentando di spegnere le recenti polemiche che hanno coinvolto il ministro Fitto. “Le proposte arrivano dalle Regioni ma devono saper rientrare in una strategia di sviluppo”, ha detto la premier Giorgia Meloni parlando dei fondi di coesione. “Gli accordi prevedono un meccanismo automatico di definanziamento per le risorse non usate. C’è un lavoro per superare inerzie e inadempienze, ma noi dobbiamo riuscire a spendere al meglio tutte le risorse perché non ne abbiamo molte e ci sono tante cose da fare”, ha aggiunto. L’obiettivo è avere “una nazione più competitiva in un arco di tempo breve”. Sul Pnrr bisogna “correre correre correre”. “La realtà delle cose ci dice che c’è un tema relativo al lavoro che facciamo insieme sulla burocrazia e la semplificazione, lo sappiamo tutti, la nostra macchina è ancora troppo lenta, impatta su tutti. Serve uno sforzo in più e abbiamo offerto la piena disponibilità del governo per snellire le procedure”. “Quello che abbiamo davantiparallelamente è anche l’anno delle riforme con cui intendiamo cambiare l’architettura” istituzionale, permettere ai cittadini “di decidere da chi farsi governare, che impedisca i ribaltoni, i giochi di palazzo” e garantisca “stabilità dei governi”.

Parla di Sud e di infrastrutture, della Zes unica che è uno strumento per “ridurre il divario con il Nord”: “La considero una grande vittoria, una grandissima opportunità per il Mezzogiorno di competere ad armi pari col resto della nazione”. 

Naturalmente non poteva non affrontare il tema dell’autonomia differenziata. “La stagione delle riforme deve andare avanti con determinazione, l”autonomia differenziata proseguirà senza stop”. ha detto la premier Meloni . “L’occasione per un’Italia più unita coesa e forte”, per “garantire a tutti i cittadini lo stesso livello dei servizi”, per dare “più poteri alle Regioni garantendo sempre coesione nazionale”.

Parlando della sanità, Meloni spiega: “L’impegno sulle liste di attesa per abbatterle lo ribadiamo anche oggi, e bisogna lavorare passo dopo passo, il vantaggio che abbiamo è un orizzonte di legislatura”. Con un orizzonte di legislatura, “si
possono cadenzare gli interventi, si può fare una strategia, le priorità sono molte e le risorse sono poche”. “L’obiettivo principale per ognuno di noi è la sostenibilità del sistema sanitario ben sapendo che ci muoviamo in un contesto complesso”. “Il governo sta lavorando per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini, siamo aperti e pronti a qualsiasi tavolo di confronto per capire quali siano le modalità migliori per perseguire questo obiettivo, nella condizione in cui siamo chiamati ad operare”. “Non vogliamo rinunciare ad occuparci di salute, partendo dal potenziamento dalle risorse” per il personale” e per “abbattere le liste di attesa”.

Le “scelte strategiche” per la manovra sono “sostenere i redditi, sanità, famiglie che mettono al mondo dei figli e se possiamo rafforzare ancora di più le pensioni più basse” con l’obiettivo di fare “ogni anno un passo in avanti su una strategia che ci siamo dati” per “rispettare passo dopo passo il programma che gli italiani hanno votato”. ha chiarito ancora una volta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sempre al festival delle Regioni. “Soprattutto – ha aggiunto – il nostro obiettivo è rendere questa nazione più forte nella fase forse più difficile della storia repubblicana”.  “Sulla natalità e sulla demografia vanno dati segnali, non è tema ideologico: il nostro sistema di welfare non può reggere se abbiamo una popolazione che continua a invecchiare da mantenere e sempre meno persone a lavorare per mantenerle”.

A proposito della sua irritazione per la sentenza di Catania con cui la giudice Apostolico non ha convalidato il
trattenimento di tre tunisini, e in cui ha spiegato sui social di essere “basita” per la sentenza dalle motivazioni
“incredibili”, ha chiarito: “Non c’è nessuno scontro con la magistratura. Dico quello che penso, è un tema che riguarda una sentenza specifica”. “Semplicemente la magistratura è libera di disapplicare una legge del governo e il governo è
libero di dire che non è d’accordo. La motivazione – ha aggiunto la premier parlando con i giornalisti – con la quale si rimette in libertà un immigrato regolare con provvedimento di espulsione dicendo che le sue caratteristiche
fisiche sarebbero quelle che i cercatori d’oro in Tunisia considerano buone per i loro interessi a me pare francamente una motivazione molto particolare. Quindi dico quello che penso perché ognuno ha autonomia di pensiero sua io ho la mia. E’ un tema che riguarda la sentenza specifica. Poi l’interpretazione di un attacco alla magistratura mi fa molto riflettere perché penso di avere anche il diritto di dire che non sono d’accordo se viene disapplicata una legge del governo”.

A seguito di quelle esternazioni, prima l’Anm e poi 10 togati del Csm si sono schierate a difesa della collega, finita nel mirino anche di tutto il centrodestra che vuole portare il caso in Parlamento. Le opposizioni condannano lo “scontro istituzionale”.

Intanto, a più riprese, stamani, si sono verificati momenti di tensione durante il corteo di protesta contro Giorgia Meloni. I manifestanti sono partiti da Palazzo Nuovo nel tentativo di raggiungere piazza Carignano. In via Principe Amedeo si sono spinti contro il cordone delle forze dell’ordine e ne è nato un parapiglia, con qualche manganellata e qualche contuso, raccontano le fonti tra i manifestanti. Poco dopo in via Lagrange c’è stato un lancio di uova all’indirizzo delle forze dell’ordine. Poi il cordone in piazza Castello.

Stefania Losito

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