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Meloni alla Camera: “Calunnia allo Stato dire che lasciamo morire i bimbi in mare”. M5S all’attacco

Oggi è la giornata delle Comunicazioni alla Camera dei deputati in vista del prossimo Consiglio europeo del 24 e 25 marzo a Bruxelles. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni , dopo il dibattito, risponde alle accuse arrivate dai banchi della minoranza. “Dall’opposizione ho sentito molte falsità: raccontare al cospetto del mondo, di fronte a questo enorme sforzo, che invece lasciamo bambini morire nel Mediterraneo è una calunnia non solo del governo ma nei confronti dello Stato italiano, degli uomini e delle donne delle forze dell’ordine, del nostro intero sistema. O volete dire che ci sono uomini delle forze dell’ordine che non vogliono salvare i bambini per indicazioni del governo?”, replica riferendosi alla tragedia del naufragio di Cutro. “Siamo stati lasciati da soli a fare questo lavoro a volte fuori dai confini nazionali”, ha aggiunto parlando dei salvataggi in mare. “I nostri hotspot oggi sono pieni e diventa molto più difficile impedire che” gli immigrati “passino ad altre nazioni, perché non siamo disposti ad accettare che l’Italia sia il campo profughi d’Europa”. “Dal 2013 al 2023 secondo i dati Unhcr nel Mediterraneo sono morte complessivamente 25.692 persone: sappiamo che il rischio che qualcosa vada storto è insito nelle partenze in sé e infatti è accaduto con tutti i governi. Sono andata a guardare quale era la percentuale di quanti non si è riusciti a salvare rispetto alle partenze e i dati di questo governo sono i più bassi”, ha concluso sottolineando che “noi siamo quelli che in rapporto agli sbarchi sono riusciti potenzialmente a salvare più persone. I dati smontano una certa propaganda”. E poi: “Al di là dei commenti avvilenti sul fatto che sia o meno una madre e mi comporti o meno da madre” ai “colleghi sfugge la conseguenza di questo dibattito: dall’inizio di quel mandato l’Italia ha salvato 36.500 persone in mare”.

Sul dibattito per il Superbonus, resta fermo il suo stop: “ha aiutato banche a lucrare”, spiega replicando alle critiche del M5S anche sulla direttiva europea per le case “green”. “Dite che noi siamo il governo dell’austerità anche se io sono molto distante dall’austerità – dichiara – ma se questo significa mettere delle pezze a un provvedimento che ha creato un buco da 40 miliardi per non efficientare davvero gli edifici e ristrutturare per lo più seconde case, creando un debito di 2000 euro a persona anche a chi non ha una casa solo per aiutare le banche a lucrarci sopra, allora si, io sono a favore dell’austerità”, conclude tra le ovazioni della maggioranza.

A proposito del gas russo e dell’emergenza energetica, Meloni ha replicato: “L’elettrico non è la panacea di tutti i mali, i componenti vengono prodotti in Cina con centrali a carbone, c’è un problema di metalli e terre le cui tecniche estrattive devastano l’ambiente circostante. Noi dobbiamo utilizzare le nostre risorse, possiamo per esempio intestarci una battaglia sui biocarburanti, e prendere in considerazione tutte le energie possibili”. “La situazione ambientale non è messa benissimo – ha chiarito la presidente del consiglio – ma c’è il rischio di passare dalla dipendenza dal gas russo a quella dall’elettrico cinese: non mi sembra intelligente”.

“Spero che l’onorevole Bonelli non voglia dire che in cinque mesi ho prosciugato l’Adige, neanche fossi Mosè”. Le conseguenze della siccità “sono forse frutto delle politiche sbagliate in questi anni”. Così la presidente del Consiglio ha risposto al deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli, che in aula le aveva mostrato i sassi raccolti sul greto del fiume Adige. “Il suo compito non è dare la colpa a chi c’era prima”, ha replicato Fratoianni. E aggiunge, sarcastico: “Le consiglio una lettura più attenta delle sacre scritture – suggerisce – perché Mosè non ha prosciugato il Mar
rosso ma lo ha solo diviso e poi si è richiuso”.

Sull’Ucraina, per il presidente M5s Giuseppe Conte il governo “è inadeguato”. “Le devo riconoscere che lei la faccia ce la mette, ma è una faccia di bronzo” come quella che lei ieri in Senato “ha detto di mettere sulle armi” da inviare in Ucraina. La “più preoccupante inadeguatezza” che sta mostrando questo governo “è quella sulla guerra in Ucraina”, ha detto Conte che accusa la premier Meloni di portare l’Italia in guerra, mentre l’Italia si era impegnata a lavorare per la pace e per arrivare ad una “soluzione diplomatica”. “Lei sta portando l’Italia a grandi passi verso una guerra nucleare” è l’accusa di Conte che critica “il silenzio anche di questo Parlamento” con il quale è stato accolta la notizia della Gran Bretagna “di voler mandare in Ucraina proiettili a uranio impoverito”. e nel dibattito arriva la replica di Meloni: “Il M5s ci dice ‘fermatevi’? Lo deve dire a Putin. Se lo dice a noi tradisce una posizione: consentire l’invasione dell’Ucraina. Se noi ci fermiamo consentiamo l’invasione dell’Ucraina. Non sono così ipocrita da scambiare una invasione con la parola pace”. “Non consentire l’invasione dell’Ucraina non vuol dire non lavorare per un piano di pace – chiarisce Meloni – pensate davvero che a qualcuno piace la guerra? Ma la situazione è più complessa della propaganda. Quali sono le condizioni per aprire un tavolo di trattative? Voi pensate che si debba o no chiedere alla Russia di cessare le ostilità? Ritenete che si debbano rivedere i confini dell’Ucraina o no? Questo è quello che vorrei sentire dire se si parla di pace, sennò si fa propaganda sulle pelle di una popolazione sovrana e questo è irresponsabile”. Un caso, però, l’assenza in Aula dei ministri della Lega durante le fasi iniziali del dibattito.

E’ ancora il confronto con Conte a tenere banco. “Ieri lei ha avuto l’audacia di dire che preferirebbe dimettersi piuttosto che andare in Europa come ci sono andato io – ha detto il leader dei pentastellati – È inutile ricordarle che il mio governo è andato in Europa e ha portato a casa 209 miliardi. Lei non ha portato nulla e rischia di farci perdere i soldi del Pnrr”. Così il leader del M5s, Giuseppe Conte, intervenendo alla Camera in dichiarazione di voto sulle comunicazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo. “‘L’Italia esce in piedi. Conte si è battuto’. Sa chi l’ha detto nel 2020? Giorgia Meloni. Complimenti per l’ennesimo voltafaccia”, ha aggiunto Conte.

“Sul tema del Mes, che non è all’ordine del giorno del Consiglio europeo ma è stato citato in più occasioni, anche in rapporto alla clausola di backstop che servirebbe a far fronte alla crisi bancaria. Quando è fallita la banca della Silicon Valley è intervenuta la Federal Reserve, quando è fallita Credit Suisse la banca centrale svizzera. Se ci fosse una crisi bancaria in seno alla Ue anche la Bce farebbe la sua parte – chiarisce Meloni – il Mes non è una banca centrale, ha una disponibilità importante ma limitata. Di fronte a una crisi, se gli interventi dovessero essere più importanti della sua dotazione il risultato sarebbe che il Mes si troverebbe a chiamare gli Stati a rifondere per queste crisi. Sarei prudente”.

Stefania Losito

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