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Omicidio Sharon, Sangare ai giudici: “Ho tenuto il coltello come souvenir”. I pm: “Ha ucciso per capriccio”

Non c’è mai fine al peggio, e nemmeno pudore. L’interrogatorio di convalida del fermo davanti al gip di Bergamo, Raffaella Mascarino, di Moussa Sangare, in carcere per l’omicidio di Sharon Verzeni, a Terno d’Isola, non rivela alcuna motivazione giudiziaria per l’omicidio, quanto quella mentale del presunto killer. “Le condotte” da lui tenute “denotano, ferma la originaria motivazione omicidiaria, come l’indagato abbia a lungo indugiato alla ricerca del
bersaglio giusto” e “più vulnerabile” che “alla fine” ha “individuato nella povera Sharon Verzeni”, una “donna sola” e
“intenta a guardare le stelle”. Lo scrive il gip nel provvedimento di convalida del fermo in cui è stato disposto il carcere. Sangare, prima di uccidere la donna, avrebbe vagato per circa 35/40 minuti, per poi colpire” in maniera del tutto casuale, assolutamente gratuita, per non dire addirittura capricciosa”.

“Non c’era un movente e – ha aggiunto Sangare – non so il perché l’ho fatto”. Sangare, come ha riferito il suo legale
Giacomo May, ha detto al gip di essere uscito di casa con questa “sensazione che non so spiegare” e che lo ha spinto “a voler fare del male”. Inoltre ha detto che nei giorni prima aveva fatto una sorta di esercitazione anche con una statua. 

A proposito del coltello utilizzato, uno dei quatro che aveva con sè il killer reo confesso, durante l’interrogatorio ha spiegato: “Non l’ho buttato nel fiume perché ho pensato che avrei potuto trovarlo ancora lì. Volevo tenerlo per avere memoria di quello che avevo fatto, come un ricordo”. Lo ha detto oggi , a proposto del coltello usato per uccidere e che, a differenza degli altri oggetti gettati assieme agli indumenti nell’Adda, ha sotterrato nei pressi dell’argine. E quando il giudice gli ha chiesto se lo voleva tenere come un “souvenir” ha risposto: “sì”.


Il giudice ha osservato, nell’ordinanza, che l’omicidio è stato commesso da un “soggetto spesso in preda alla noia” senza “stabile attività lavorativa”, impregnato dai valori trasmessi da quel genere musicale (il riferimento è al trap) “che esalta violenza, sesso estremo, esigenza di prevalere” sugli altri e “che aveva architettato come passatempo quello di lanciare coltellate a una rudimentale sagoma di cartone, con apposto alla cima un cuscino su cui era disegnato un volto umano”. Un soggetto “assalito dal desiderio di provare realmente emozioni forti, in grado di scatenare nel suo animo quella scarica di adrenalina che Sangare ha cercato di descrivere, seguita da uno stato di benessere e relax”.

“Se pure le motivazioni addotte dall’indagato in ordine alla spinta che ha portato a commettere il fatto di sangue può destare qualche perplessità in ordine al suo stato mentale – si legge nel provvedimento – nel momento di compiere l’omicidio però la lucidità mostrata nell’adottare tutta una serie di accorgimenti sia nei momenti precedenti al delitto (…) e anche gli accorgimenti dei giorni seguenti evidenziano uno stato mentale pienamente integro”.

L’avvocato Maj ha spiegato che il suo assistito, invece di limitarsi a confermare le dichiarazioni già rese al momento del fermo ha voluto ripercorrere di nuovo quanto è accaduto “per dimostrare il suo atteggiamento collaborativo”. Per circa un’ora e mezza, il tempo dell’interrogatorio al netto delle formalità, ha parlato al giudice Mascarino di un “mood” o un “feeling” che lo ha spinto poi ad accoltellare Sharon, salvo poi dire che “non era uscito di casa con l’obiettivo di uccidere qualcuno”. Ha ammesso di fare uso di droga (ma non la sera dell’omicidio) e ha ricostruito come due giorni dopo il delitto ha realizzato quel che aveva fatto e si è “liberato” del coltello. Gli altri coltelli li ha gettati nei giorni
successivi, quando ha tra l’altro modificato il manubrio della bicicletta. Ha inoltre detto che “non ha mai pensato di fuggire”.

Sangare, in queste ore sarà trasferito dal carcere di Bergamo in un’altra struttura. Il trasferimento è dovuto a ragioni di incolumità poiché è già stato bersaglio di un lancio di bombolette incendiarie da parte degli altri detenuti nel penitenziario di via Gleno.

Stefania Losito

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