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Saman, il tribunale del Riesame di Bologna: “Ci fu una riunione per far sparire il cadavere”

Emergono nuovi particolari sul caso di Saman Abbas, la giovane di origini pachistane scomparsa il 30 aprile da Novellara, in provincia di Reggio Emilia, e che gli inquirenti sospettano sia stata uccisa dai familiari per essersi rifiutata di accettare un matrimonio combinato in Pachistan. A farli emergere è stato l’incidente probatorio del fratello minorenne della ragazza, citato in un’ordinanza del tribunale del Riesame di Bologna che ha respinto il ricorso presentato da Ikram Ijaz, cugino di Saman in carcere dal 21 maggio per omicidio in concorso con un altro cugino, lo zio e i genitori, tutti latitanti.

Il pomeriggio del 30 aprile, scrivono i giudici, a casa della famiglia Abbas ci sarebbe stata una riunione durante la quale si sarebbe parlato di come far sparire il cadavere di Saman. All’interno dell’abitazione ci sarebbero stati anche lo zio di Saman, Danish Hasnain, considerato l’esecutore materiale del delitto, e un altro partente. Il cadavere di Saman non è mai stato trovato nonostante due mesi di ricerche, ma gli inquirenti non hanno dubbi sull’omicidio.

Il movente, secondo i giudici, “affonda in una terribile sinergia tra i precetti religiosi e i dettami della tradizione locali (che arrivano a vincolare i membri del clan ad una rozza, cieca e assolutamente acritica osservanza pure della direttiva del femminicidio)”.

L’ordinanza del tribunale del Riesame contiene anche alcune parole che Saman ha riferito ai carabinieri il 3 febbraio mentre, già maggiorenne, era ancora affidata a una comunità protetta. La giovane parlava del matrimonio combinato al quale intendeva opporsi e che potrebbe essere alla base del suo omicidio. “Parlando con mia madre”, ha raccontato, “le dicevo: dai mamma, tu sei una mamma, lui è troppo grande per me. Lei mi rispondeva che non è una decisione mia”. A novembre dello scorso anno, da minore, Saman era stata allontanata dalla sua abitazione per aver denunciato i suoi familiari. La ragazza ha raccontato anche le violenze subite dal padre, Shabbar. “Mi picchiava perché io volevo andare a scuola, ma lui non voleva”, ha rivelato ai carabinieri.

Vincenzo Murgolo

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