Nelle case italiane, soprattutto al Sud, si spreca ancora troppo cibo. A livello nazionale, in un anno, c’è stata una leggera riduzione dello spreco di quasi 64 grammi a testa, ma il conto totale di 554 grammi pro capite settimanali è ancora troppo alto rispetto all’obiettivo dell’Onu di un taglio del 50% entro il 2030. Al Sud c’è stato un aumento del 7% di spreco e al Centro del 3%.
Il cibo che viene buttato vale 13 miliardi di euro, più della metà, cioè sette, riguarda le case degli italiani. Nella distribuzione si sprecano 4 miliardi, nei campi uno e nell’industria 862 milioni.
Questo è lo scenario descritto nel Rapporto ‘Il caso Italia 2026’ dell’Osservatorio Waste Watcher International. E una vignetta di Tullio Altan realizzata per l’occasione visualizza con ironia il rapporto degli italiani con il cibo. Una signora con carrello della spesa pieno e frigorifero carico dice: “L’ideale è qualcosa che scada dopo che sono morta”.
Ma chi sono gli spreconi incalliti? Soprattutto i giovani della Generazione Z, cioè i nati tra metà anni ’90 e il 2010. Gettato nella spazzatura circa 800 grammi di cibo alla settimana. I migliori sono invece i “boomer”, nati fra il 1946 e il 1964, che sprecano 352 grammi settimanali.
Nella hit dei cibi sprecati troviamo al primo posto la frutta fresca (22,2 grammi), poi la verdura fresca (20,6) e il pane fresco (19,6). Seguono l’insalata (18,8) e cipolle/aglio/tuberi (17,2). Al ristorante, secondo un monitoraggio in sinergia con Confcommercio e Fipe, 8 italiani su 10 non sprecano il cibo perché lo consumano tutto oppure lo portano a casa.
Gianvito Magistà