Giorgia Meloni è soddisfatta, dopo due ore di consiglio dei ministrie il confronto con il Quirinale, del pacchetto Sicurezza varato per difendere “chi ci difende”: siamo uno “Stato che non si gira dall’altra parte” e restituisce “sicurezza e libertà ai cittadini”. La premier spiega che c’è stata la necessità di intervenire con un approccio “più duro” sulla sicurezza, anche perché finora “un certo doppiopesismo della magistratura” ha reso “difficile” difendere i cittadini. Non lo dice alla conferenza stampa a Palazzo Chigi, dove c’erano i ministri, ma in un’intervista tv su Rete4, in cui commenta anche la scarcerazione di alcuni dei responsabili degli scontri avvenuti a Torino durante il corteo di protesta per la chisura del centro sociale Askatasuna. “Non ragazzini che vogliono fare un po’ casino” ma persone “organizzate” che “agiscono contro lo Stato”. E parte all’attacco assicurando che non c’è alcuno “scudo penale”. Semmai – prosegue – quello ce l’hanno avuto finora “i centri sociali” perché “scudo penale è quando qualsiasi cosa fai non ti succede niente”. Da ora in poi invece, “non c’è più obbligo di iscrizione nel registro degli indagati quando è palese che ti sei difeso”.
Col pacchetto sicurezza, sintetizza il guardasigilli Carlo Nordio, “cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare” che “si ripetano” i “tristi momenti” delle Brigate rosse. E non si introducono norme “liberticide”, garantisce Matteo Piantedosi, riferendosi a una delle novità più controverse, il fermo preventivo di 12 ore di cui, nella stesura finale, il magistrato deve essere informato e può decidere il rilascio immediato se mancano le condizioni.
“C’è stata una proficua interlocuzione con il Colle, ci sono state giuste sottolineature ma il testo del fermo preventivo è
sempre stato così”, insiste Piantedosi, puntualizzando: “conosciamo un minimo di diritto anche noi…”. Anche Matteo
Salvini, che ringrazia “Mattarella”, precisa che nel testo “non è cambiato nulla”.
In Cdm parlano a lungo il titolare dell’Interno e il ministro della Giustizia, che spiega lo “scudo penale”, esortando a non chiamarlo così perché tale non è perché varrà per tutti e “non dà impunità”. Anche per i medici che venissero aggrediti. Spiega anche l’utilità del registro alternativo a quello degli indagati (il “registrino” lo chiamano i ministri) altrimenti “il pm potrebbe fare accertamenti a vita”.
Tra le novità del decreto le norme ‘anti-maranza’ con la stretta sui coltelli e le multe a genitori ed esercenti, la stabilizzazione delle zone rosse con la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città, pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che torna procedibile d’ufficio. C’è il divieto di partecipare a manifestazioni per i condannati per terrorismo o lesioni agli agenti (e un’altra decina di reati gravi), e
sanzioni pesanti per i cortei non autorizzati o che deviano dal percorso: multe fino anche a 20mila euro per “responsabilizzare” chi organizza i cortei.
Di immigrazione, parte iniziale del pacchetto, ci si occuperà la prossima settimana, con la delega per recepire il Patto Ue e un disegno di legge per contrastare l’immigrazione illegale che conterrà anche il blocco navale. Meloni spiega che
intanto con il decreto legge è stata cancellata una “cosa surreale”: cioè “l’automatismo” che prevedeva fino a oggi che se un immigrato “fa ricorso” sull’espulsione gli si deve “anche pagare l’avvocato” indipendentemente “dalla sua condizione economica”. E’ stato “abolito” perché “non esiste che un immigrato abbia addirittura più diritti di un italiano”.
Stefania Losito