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Welo, la sua “Emigrato” è la sigla del festival di Sanremo

Dal salento all’Ariston con il brano che aveva presentato per Sanremo giovani

Welo presenta “Emigrato”, la voce cruda del Sud che guarda a Sanremo Giovani 2025. C’è chi parte e c’è chi resta, ma nel Salento la parola “emigrare” è sempre stata una cicatrice condivisa. Con il brano “Emigrato”, in uscita come candidatura a Sanremo Giovani 2025, Welo (Manuel Mariano, Lecce, classe ’99) racconta questa realtà con la forza di chi l’ha vissuta in prima persona. Il testo è diretto, ironico, senza filtri:

“Emigrato perché qui lo Stato è sempre assente, ingiustificato / Emigrato
perché l’impiegato è un figlio di chi fa, non dico altro”.

Parole che non girano attorno al problema ma lo mettono al centro, restituendo l’immagine di un Sud che continua a produrre talento e creatività, ma che troppo spesso costringe i suoi giovani a partire. Il brano si muove tra denuncia sociale e leggerezza popolare, in un equilibrio che appartiene allo stile di Welo: raccontare la vita senza abbellimenti, mischiando la crudezza della realtà al calore delle tradizioni. C’è la nonna che tramanda valori, il vino come simbolo di convivialità, i trattori al posto dei grattacieli e il lavoro nero come quotidianità. Tutto narrato con il linguaggio di chi vive la strada e parla al popolo. Con Emigrato, Welo non cerca una hit estiva né un esercizio di stile: porta un manifesto culturale. È la voce di una generazione che non si riconosce nei modelli imposti, che ride dei propri difetti ma non dimentica i problemi, che si sente “disgraziata” eppure rivendica dignità. L’emigrazione, in questa canzone, diventa un parallelismo universale: non solo fuga dal Sud, ma simbolo di chiunque sia costretto a spostarsi, reinventarsi, resistere. Per questo Emigrato non parla solo al Salento, ma a tutti quelli che sanno cosa significa partire e sperare di tornare. La candidatura a Sanremo Giovani 2025 non è soltanto un traguardo personale: è un atto di restituzione. Portare sul palco dell’Ariston la voce di chi ha sempre dovuto alzare il volume per farsi ascoltare. Con Emigrato, Welo si presenta non come semplice artista emergente, ma come interprete di una storia collettiva, dove radici e futuro camminano insieme.

BIOGRAFIA

Welo
, all’anagrafe Manuel Mariano (Lecce, 23 novembre 1999), è una delle voci più autentiche e disruptive
della nuova scena urban italiana.
Cresciuto in Salento, in un contesto dove la musica è sempre stata rifugio ed espressione identitaria, si avvicina giovanissimo al rap e alle sonorità urban, fondando nel 2017 il collettivo 23.7. Con la crew sperimenta inizialmente un linguaggio ispirato all’emo-rap americano, cercando fin dall’inizio di portare in Italia un suono innovativo e diretto. Successivamente, compie un netto cambio di rotta nei testi, crudi e senza filtri, capaci di fotografare la vita di provincia con tutte le sue contraddizioni: sogni, difficoltà e mancanza di opportunità. Nel 2022 decide di intraprendere il percorso da solista con l’uscita di Pass, aprendo una nuova fase artistica. Da quel momento pubblica una serie di singoli che gli permettono di farsi notare per il suo stile riconoscibile: una miscela di liriche taglienti, ironia popolare e forte radicamento territoriale. Il 2023 segna una svolta con la release di Malessere, brano che lo consacra come artista emergente di riferimento. La sua musica, infatti, non è mai mero intrattenimento: è cronaca sociale, specchio di una generazione che si muove tra precarietà e voglia di riscatto. Il 2024 è l’anno della consacrazione: pubblica il suo primo EP ufficiale, WELO WE 23, in cui raccoglie e rielabora il percorso degli ultimi anni, mettendo al centro anche la sua parte più emotiva. L’EP include collaborazioni di peso, tra cui il feat con Enzo Dong e Mikush. A settembre arriva la conferma definitiva con la collaborazione con una delle icone del rap italiano, Guè, in MY BOO, che certifica la rilevanza di Welo come nome su cui investire. Accanto alla musica, Welo porta avanti un approccio fortemente sociale: nei suoi videoclip coinvolge spesso ragazzi dei quartieri popolari, dando spazio a volti e storie che raramente trovano rappresentazione. Questo impegno rafforza l’idea di un artista che non si limita a raccontare se stesso, ma diventa megafono di una comunità.

Angela Tangorra

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