Una vita fatta di sogni diventati vita vera. Carlo Petrini, patron di Slow Food, è morto ieri sera a 77 anni, a Bra, nel Cuneese, provincia in cui è nato e vissuto. “Chi semina utopia, raccoglie realtà”, amava dire.
Nel 1986 fondò il movimento Slow Food, per promuovere il diritto al piacere e a un cibo buono, pulito e giusto per tutte e tutti, a Terra Madre, la rete mondiale che riunisce contadini, pastori, pescatori, cuochi, accademici e consumatori per promuove la sovranità alimentare, la biodiversità e un modello di agricoltura sostenibile. Tra i suoi traguardi anche la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra), la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo, e le Comunità Laudato Sì, una rete di 80 realtà territoriali che, raccogliendo persone di ogni fede, accomunate dall’amore per la nostra casa comune, operano in piena sintonia con il messaggio dell’omonima Enciclica di Papa Francesco, la prima che, nella pubblicazione Edizioni San Paolo, ha una prefazione scritta da un laico – cioè di Petrini – che non si definisce un credente.
Per tutti “Carlin” è stato gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Nominato nel 2004 Eroe europeo dalla rivista Time, nel gennaio 2008, il quotidiano britannico The Guardian lo ha inserito, unico italiano, nella lista delle cinquanta persone che potrebbero salvare il mondo.
In una delle ultime interviste al Corriere della Sera, quand’era già malato, pensava al dopo di lui. “Se penso a quando non ci sarò più? Sì, ma spero di aver gettato le basi perché il lavoro continui”, diceva. Di umili origini, un diploma tecnico e l’università a Trento lasciata quando mancavano quattro esami alla laurea in Sociologia, il fondatore di Slow Food ha viaggiato in tutto il mondo partecipando a conferenze, incontrando le comunità della rete Terra Madre, tenendo lezioni in prestigiose università, ricevendo diverse lauree honoris causa.
Il suo contributo nel campo dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite. Nel 2012 è intervenuto al Forum Permanente delle Nazioni Unite sui Popoli Indigeni a New York. Alla Conferenza ONU sullo sviluppo sostenibile Rio+20 in Brasile, ha partecipato al dialogo globale su sicurezza alimentare e nutrizione. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente lo ha nominato co-vincitore del premio Champion of the Earth 2013 per la categoria ‘Ispirazione e Azione’. Nel 2016 è stato nominato Ambasciatore Speciale FAO per il programma Fame Zero in Europa. Ha preso parte, nel 2019, al Sinodo ‘Amazzonia: Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale’ in Vaticano invitato da Papa Francesco, suo amico come Re Carlo d’Inghilterra.
Petrini “sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia”, lo ricorda Slow Food, che raccoglie ora il testimone del movimento, promettendo che “la sua energia, la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, il suo esempio di vita saranno la forza che guiderà tutti noi”.
Stefania Losito
(Credits Photo Getty Images)