Nel 2026 le spese obbligate –quelle legate a beni e servizi di cui le famiglie non possono fare a meno, come casa, bollette, sanità, trasporti e assicurazioni – continuano a “mangiarsi” una fetta importante dei consumi totali delle famiglie, Il 41,7% (in aumento di 4,7% punti rispetto al 1995 quando erano al 37%). Di contro, tra le spese libere, è in lieve aumento la quota destinata ai servizi (+2,9%), mentre risulta in contrazione quella per i beni (-7,6%). E’ quanto emerge dall’ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio. Le spese per l’abitazione si confermano la voce di costo maggiore con 5.335 euro pro capite (+72 euro rispetto allo scorso anno) seguono assicurazioni e carburanti (con 2.310 euro) e l’energia (con 1.829 euro pro capite). Proprio l’energia e’, la componente che, dal 1995 ad oggi ha registrato la riduzione piu’ significativa (di circa 1.230 euro), conseguenza di minori consumi delle famiglie come risposta a prezzi crescenti, ma anche e soprattutto dei progressi tecnologici che hanno favorito il risparmio energetico. La maggiore incidenza delle spese obbligate sui bilanci familiari è determinata soprattutto dalla diversa dinamica dei prezzi cresciuti molto più rapidamente rispetto a quelli dei beni e dei servizi commercializzabili: dal 1995 ad oggi, il loro indice è cresciuto del 140%, quasi due volte e mezzo rispetto a quello dei beni commercializzabili (+57%) e una volta e mezzo rispetto ai servizi (+88,4%), con il picco toccato dall’aggregato energia, gas e carburanti i cui prezzi sono cresciuti in trent’anni del 211%. L’analisi evidenzia, tuttavia, come le famiglie abbiano dimostrato una significativa capacità di tenuta, cercando di mantenere i livelli di consumo, rimodulando la composizione della spesa, contenendo soprattutto i beni più tradizionali.
Michela Lopez
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