Secondo l’indagine del Cnel è importante anche la conciliazione tra vita e lavoro
Rilevanza del merito e retribuzioni più alte. Se queste due condizioni venissero applicate al mercato del lavoro italiano, la stragrande maggioranza dei giovani all’estero tornerebbe in Italia. È quanto emerge dall’indagine promossa dal Cnel contenuta nel Rapporto “Giovani Expat. Come farli tornare” realizzata da Ref Ricerche con Questlab.
L’aumento delle retribuzioni è giudicata estremamente rilevante dall’83% dei rispondenti. Sommando i giudizi di rilevanza, le opportunità di lavoro adeguate al proprio profilo arrivano all’88% e il merito al 79%. Seguono gli incentivi al rientro con il 75% e la conciliazione tra vita e lavoro con il 72%, mentre alloggi accessibili e servizi pubblici efficienti chiudono la graduatoria con il 63% e il 62%.
Tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha perso, al netto dei rientri, 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo negativo record di oltre 61 mila unità nel solo 2024. A certificarne l’anomalia è l’Indice Sintetico dei Flussi Migratori (Isfm) ideato dal Cnel: per ogni coetaneo che arriva da un’economia avanzata, partono più di 14 giovani italiani (14,5), a fronte di un rapporto sostanzialmente paritario nelle altre grandi nazioni europee.
Il valore del capitale umano perso è stimato in 159,5 miliardi di euro nel periodo 2011 2024, pari a circa 16 miliardi l’anno.
A parità di potere d’acquisto, tra il 2000 e il 2024 lo svantaggio salariale dell’Italia è peggiorato rispetto a tutti i principali partner europei: da un vantaggio dell’1% a un ritardo del 7% rispetto alla Spagna, da un divario del 14% al 36% verso la Germania, fino a salire dal 39% al 71% nei confronti della Svizzera.
“Sedici miliardi l’anno di capitale umano formato in Italia e messo a frutto altrove sono un’emorragia che nessuna economia della conoscenza può permettersi. Eppure, quasi due terzi di chi ha risposto dichiara che tra cinque anni sarà dove ci saranno le opportunità migliori: quindi anche in Italia, se sapremo crearle”, ha commentato il presidente del Cnel Renato Brunetta.
Gianvito Magistà