Con la valanga di voti ai democratici che ha travolto il presidente americano Donald Trump nelle elezioni del Midterm, ecco cosa può fare l’opposizione: può bloccare le leggi sostenute dalla Casa Bianca, condizionare i finanziamenti e indagare sull’amministrazione. Attraverso il Senato può fermare anche le nomine di ministri, ambasciatori e giudici. Ma un Congresso controllato dall’opposizione non determina la caduta del presidente, che negli Stati Uniti non dipende dalla fiducia parlamentare.
Ecco i poteri di Camera e Senato e cosa accade quando hanno una maggioranza diversa da quella del presidente:
CAMERA E SENATO
La Camera dei rappresentanti conta 435 membri con diritto di voto, eletti ogni due anni e ripartiti tra gli Stati in base
alla popolazione. Il Senato ha 100 membri, due per Stato, con mandato di sei anni: circa un terzo viene rinnovato ogni due anni. Entrambe le camere devono approvare le leggi federali.
LE LEGGI E IL VETO
Per diventare legge, un provvedimento deve essere approvato nello stesso testo da Camera e Senato e sottoposto al
presidente. All’opposizione basta quindi controllare una sola camera per bloccare il programma legislativo della Casa Bianca. Il presidente puo’ a sua volta porre il veto sulle leggi approvate dal Congresso: per superarlo servono i due terzi dei voti in entrambe le camere. La maggioranza parlamentare, da sola, non basta a imporre un programma alternativo.
IL CONTROLLO DELLA SPESA
Il Congresso approva imposte e stanziamenti federali. I progetti di legge sulle entrate devono partire dalla Camera, ma
richiedono anche il via libera del Senato. Una maggioranza contraria al presidente puo’ negare nuovi finanziamenti, ridurli o negoziare condizioni sul loro utilizzo. Se non vengono approvate in tempo le leggi di finanziamento o una proroga, può scattare lo “shutdown”, la sospensione delle attività federali interessate, salvo quelle autorizzate a proseguire.
LE NOMINE, POTERE DEL SENATO
Il Senato conferma le principali nomine presidenziali, tra cui ministri, ambasciatori e giudici federali, compresi quelli della Corte Suprema. Una maggioranza ostile puo’ respingere i candidati o non procedere alla conferma, spingendo il presidente a cercare figure piu’ condivise. Il cambio di maggioranza non fa invece decadere automaticamente chi e’ gia’ in carica. La Camera non partecipa alle conferme.
LE INCHIESTE SULL’AMMINISTRAZIONE
Le commissioni parlamentari possono indagare sull’operato dell’esecutivo, organizzare audizioni ed emettere, secondo le rispettive regole, ordini vincolanti per ottenere testimonianze e documenti, le “subpoena”. Chi controlla la maggioranza puo’ indirizzare queste attivita’. Il potere d’inchiesta incontra pero’ limiti costituzionali e le richieste possono sfociare in battaglie giudiziarie con l’amministrazione.
L’IMPEACHMENT
La Camera puo’ mettere in stato d’accusa il presidente a maggioranza semplice. Il processo si svolge al Senato, dove per condannarlo e rimuoverlo servono i due terzi dei presenti: 67 voti se partecipano tutti i cento senatori. L’impeachment non equivale a una mozione di sfiducia e una sconfitta elettorale non costituisce di per se’ una causa di rimozione.
IL LIMITE DEI 60 VOTI
Al Senato la maggioranza semplice spesso non basta per far avanzare una legge: per chiudere il dibattito e superare
l’ostruzionismo servono normalmente 60 voti. Questa soglia procedurale e’ distinta dal voto finale di approvazione. Per le nomine e’ invece possibile chiudere il dibattito a maggioranza semplice.
COSA PUO’ FARE LA CASA BIANCA
Il presidente mantiene la guida dell’esecutivo, il comando delle forze armate e un ruolo centrale nella politica estera. Può ricorrere agli ordini esecutivi e ai poteri attribuiti dalle leggi, ma non puo’ utilizzarli per sostituire liberamente il
Congresso o aggirare i vincoli costituzionali sulla spesa. Per i trattati internazionali occorre il consenso dei due terzi dei
senatori presenti. Il “governo diviso” puo’ dunque portare a compromessi oppure allo stallo, senza interrompere automaticamente il mandato presidenziale.