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Musica – Sangiorgi: “Vi racconto come nasce “contatto””

“L’espressione ‘zitto e canta’ e’ terribile, cosi’ ho scelto di fare l’uomo e il cantante insieme, mi sono detto ‘se non posso dire la mia e devo cantare, allora ti canto la mia’”. Così Giuliano Sangiorgi ha ideato ‘Contatto’, decimo disco dei Negramaro uscito da quasi un mese e da quasi un mese in cima alla classifica dei brani piu’ trasmessi dalle radio italiane, che lui definisce “l’album dell’immaturita’ dei Negramaro”. Si tratta di un disco che è particolarmente adatto al periodo che stiamo vivendo.

Il disco, ha spiegato Giuliano all’agenzia Agi,  e’ stato scritto per quasi la totalita’ dei dodici brani piu’ di un anno e mezzo fa, quindi ben prima di questa dura epoca di pandemia globale, compresa la title track ‘Contatto’: “In realta’ e’ una canzone scritta piu’ di un anno e mezzo fa e su cui abbiamo lavorato tanto gia’ da un anno; quando ho scritto questa canzone il mio desiderio era di riportare fisicita’ a questa parola”, che si era svuotata di senso con il sopraggiungere del digitale, poi e’ arrivato il lockdown e la parola “ha fatto un ulteriore salto vitale, da recupero della fisicita’, nel contenuto e nella sostanza, ha assunto un senso onirico che non aveva mai avuto. Oggi credo sia la parola piu’ sognata sul pianeta, e’ la cosa che ci riporta ai
giorni normali, senza questo fardello che pesa sulle nostre spalle e sulle nostre vite”.
Non e’ un disco preveggente, spiega il frontman dei Negramaro, ma questa pandemia ha fagocitato ogni aspetto e argomento della nostra vita “attraverso questa lente di ingrandimento diventa tutto come se fosse riferito all’attualita’, quindi anche una cosa che e’ stata scritta un anno e mezzo fa”. Se il contesto
socioculturale che accoglie l’uscita di ‘Contatto’ e’ molto particolare, non lo e’ da meno il significato che questi brani hanno nella carriera dei Negramaro in quanto band e nella vita dei singoli membri del gruppo in quanto uomini. Per Giuliano Sangiorgi, infatti, si tratta del primo album dopo la nascita della figlia Stella, alla quale tra l’altro dedica una traccia del disco dal titolo ‘Devi solo ballare’, un evento che lo ha
spinto paradossalmente a prendere questa nuova fase della sua carriera con un’emozione nuova e inaspettata.

“Mentre per Andrea (Mariano, tastierista della band e anche produttore del l’album, ndr) questo era il disco della maturita’ dei Negramaro – spiega Sangiorgi – quello che a livello sonoro raccoglie la summa di
tutti i generi che ci appartengono o ci hanno attraversato negli anni o comunque ci hanno girato intorno; di contro per me, finalmente, e’ l’album dell’immaturita’: ho ricercato una grande immaturita’, io volevo finalmente rispondere a tutti quei post a cui avrei voluto rispondere durante questi anni, pero’ la mia
educazione civile non mi ha mai permesso di scendere ai livelli disumani di certi commenti”. Questo perche’, prosegue, “a diventare padri non e’ vero che si diventa piu’ maturi, io divento piu’ bambino perche’ mi avvicino piu’ a lei e in qualche modo riconosco nei bambini la voglia di dire la verita’. Io ce
l’ho sempre avuta e l’ho sempre fatto nelle canzoni, la canzone pero’ ha anche una sua aura mistica, concedi alla canzone di essere compresa o non compresa ma, soprattutto, ognuno ci mette del suo, io su certe tematiche ho voluto dire la mia e la nostranin maniera netta”.
Sangiorgi usa sempre il plurale, non solo perche’ in rappresentanza di tutti i Negramaro, ma anche perche’ parla di un disco in cui l’attaccamento tra i membri della band, in unperiodo in cui di band in Italia ce ne sono molto poche, esce  fuori vivido e vibrante: “Io ho sempre sognato la musica multipla – dichiara sicuro – quando avevo nove anni ho disegnato gli U2 sul muro, ho disegnato la sagoma di Adam Clayton, Larry
Muller e The Edge, io avevo nove anni e facevo Bono Vox, con una racchetta al posto della chitarra perche’ non sapevo suonare. Per me la musica e’ sempre stata il furgone con gli altri, la sala prove condivisa a Copertino, nel mio paese; per me la musica non e’ mai stata prendere la chitarra e ‘guardatemi
quanto sono bravo’, mi rendo conto adesso, dopo quarant’anni, che e’ sempre stata CCCP, U2, Depeche Mode, Public Enemy, Beastie Boys non so cos’e’ successo dentro di me ma ho sempre collegato il senso della musica alla condivisione collettiva di una band, quindi per me innanzitutto e’ questo”.

Angela Tangorra

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