In Brasile la fibromialgia è riconosciuta come disabilità. La legge entrata in vigore, la n.15.176, è stata ribattezzata “Legge Gaga”, in onore dell’artista Lady Gaga che ha parlato pubblicamente della sua battaglia contro questa sindrome, contribuendo a rompere il silenzio su una patologia spesso invisibile e sottovalutata.
Da ora in poi, la malattia non sarà più considerata un “dolore soggettivo”, ma garantirà l’accesso a benefici sociali e tutele lavorative purché vi sia prima una valutazione caso per caso da parte di un’équipe medica e psicosociale per accertare se la condizione limiti gravemente la vita quotidiana del paziente.
Si tratta di un passo fondamentale per milioni di persone, che vedono finalmente legittimata la propria sofferenza cronica. La norma trasforma un disturbo a lungo stigmatizzato in una causa protetta dallo Stato, dimostrando che il dolore, anche quando non lascia segni visibili, merita rispetto e diritti concreti.
CHE COS’E’ LA FIBROMIALGIA – Sindrome caratterizzata da dolore e rigidità muscolare diffusi, spesso associati a cefalea, astenia, disturbi dell’umore e del sonno. Secondo il sito dell’Associazione italiana sindrome fibromialgica si tratta di “una forma comune di dolore muscoloscheletrico diffuso e di affaticamento (astenia) che colpisce approssimativamente 1.5 – 2 milioni di italiani. Il termine fibromialgia significa dolore nei muscoli e nelle strutture connettivali fibrose (i legamenti e i tendini). Questa condizione viene definita “sindrome” poiché esistono segni e sintomi clinici che sono contemporaneamente presenti (un segno è ciò che il medico trova nella visita; un sintomo è ciò che il malato riferisce al dottore)”.
“E una patologia cronica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso, disturbi del sonno, fatica cronica, alterazioni neuro-cognitive e molti altri sintomi, come la cefalea o la sindrome del colon irritabile. Questa condizione può manifestarsi a qualunque età, anche se più spesso nella terza/quarta/quinta decade di vita, interessando prevalentemente il sesso femminile (rapporto F/M da 2 a 10:1) – si legge sul sito dell’Associazione – ha un andamento cronico e i sintomi possono persistere anche tutta la vita, ma non sono sempre presenti nella stessa intensità o con lo stesso livello di gravità: ci possono essere riacutizzazioni (peggioramenti) della sintomatologia più o meno ricorrenti, e ciò spesso rende difficile la diagnosi”.
Stefania Losito