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Caffè Alzheimer, dall’Asl di Bari il progetto per prendersi cura di pazienti e familiari

Prendersi cura delle persone insieme, davanti a un buon caffè. Pazienti affetti da demenza, ma anche le persone che assieme a loro affrontano il lungo e difficile decorso della malattia. Si chiama “Caffè Alzheimer” ed è il primo esempio di iniziativa socio-sanitaria della ASL Bari pensato per mettere a disposizione delle persone con demenza e i loro familiari spazi di incontro informale e strutturati.

Una saletta, all’interno del Presidio Integrato “Fallacara” di Triggiano, fungerà da punto di ritrovo per i partecipanti, circa 100 persone coinvolte tra pazienti e caregiver, e il gruppo multidisciplinare di professionisti selezionati dal Distretto socio sanitario di Triggiano, il cui direttore Francesco Germini è responsabile del progetto assieme al neurologo Giuseppe Pietrarossa.

«Nella nostra ASL – spiega Germini – è il primo progetto sperimentale di questa natura, in grado di dare risposte importanti a utenti e famiglie non solo unendo momenti di socialità al percorso terapeutico, ma soprattutto aggiungendo il supporto psicologico e il sostegno anche per esigenze contingenti, ad esempio richiedere ausili, farmaci e materiali di consumo».

Nel team, infatti, sono inserite diverse competenze e professionalità: oltre al neurologo, la geriatra Flora Delle Grazie, la psicologa Francesca Ferrante, il coordinatore infermieristico Giuseppe Romanelli, l’infermiera Rocca Maria Tangorra e l’assistente sociale Valentina Allegra.

Da giugno a fine anno, il programma prevede di svolgere un incontro settimanale con ognuno dei due gruppi in cui saranno suddivisi i partecipanti. Agli operatori il compito di animare il “Caffè Alzheimer”, un ambiente accogliente in cui i partecipanti possono condividere esperienze, ricevere supporto medico e psicologico, informazioni e assistenza, oltre a partecipare ad attività cognitive e ricreative volte a stimolare le funzioni residue della persona con demenza.

«Una sfida – spiega il dr. Pietrarossa – che mira da un lato a stimolare le residue facoltà cognitive dei pazienti, con malattia in fase d’esordio o moderata gravità, dall’altro a creare una rete di soccorso per i caregiver che hanno bisogno di aiuto e con cui è utile confrontarsi per offrire soluzioni concrete a un problema che può generare difficoltà e frustrazione. Demenza e Alzheimer sono patologie dalla complessa gestione e per questo alle persone dobbiamo dire che non sono sole, che da oggi c’è un sistema di supporto ancora più forte e articolato che abbraccia le tante variabili della patologia con diverse figure professionali».

Il valore aggiunto del progetto sta proprio nell’approccio multidisciplinare e nella presa in carico globale della persona, grazie al “case manager” che garantisce una gestione infermieristica di problematiche sanitarie e sociali e agli specialisti impegnati nel curare ogni aspetto. La geriatra è chiamata ad intervenire nel trattamento dei fattori di rischio cardiologici, cerebrali e vascolari in modo da rallentare la progressione della malattia; e ancora la psicologa, il cui compito mira anche a diminuire la distanza con le persone per aumentare il tempo di ascolto delle loro domande, dei dubbi e dei problemi quotidiani; quindi l’infermiera e l’assistente sociale, figure capaci di accogliere e indirizzare necessità pratiche e richieste.

«Questo lavoro – sottolinea Germini – nasce come progetto sperimentale ma, in base ai risultati raggiunti, auspichiamo che diventi strutturale nel nostro distretto e anche oltre». A monte del progetto, del resto, c’è l’esperienza positiva del Centro per Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD) del Distretto di Triggiano, che ha in carico circa 4mila pazienti baresi, pugliesi ed extra-regionali, con l’obiettivo finale di aggiungere alla cura farmacologica il valore relazionale e terapeutico dello “stare insieme”.

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