In Italia, nel 2025, c’era un pensionato per ogni occupato, un rapporto di 1:1. Avevamo 24,1 milioni di occupati e abbiamo pagato quasi 23,2 milioni di pensioni. Negli anni ’80 del secolo scorso, invece, era di 3 a 1. Il calo delle nascite e l’aumento dell’aspettativa di vita negli ultimi cinquant’anni hanno spinto l’Italia verso un declino demografico preoccupante, con conseguenze inevitabili anche per il mondo del lavoro. L’analisi è stata realizzata dall’Ufficio studi della CGIA, l’Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre. Le previsioni indicano che, tra il 2025 e il 2029, usciranno dal mercato del lavoro 3 milioni di italiani. Di questi, il 74% interesserà le regioni centrosettentrionali ma Reggio Calabria, Taranto e Lecce sono le città più in difficoltà. Le uniche realtà territoriali del Mezzogiorno che presentano una differenza positiva sono Catania, Matera, Pescara e, in particolare, Ragusa. Tutto il Sud ha più pensioni che occupati. Le situazioni più critiche interessano la Sicilia, la Calabria e, specialmente, la Puglia. Nel 2024 la regione che presentava l’indice percentuale degli over 50 sul totale dei dipendenti privati più elevato era il Friuli Venezia Giulia. Seguono la Liguria, la Basilicata, la Toscana, Piemonte e Molise. Le regioni meno “colpite” da questo fenomeno sono la Puglia, la Valle d’Aosta, la Sicilia, la Calabria e il Trentino Alto Adige.
Stefania Losito