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Consumi, la spesa pro capite degli italiani è aumentata di 314 euro rispetto allo scorso anno. Il Pil cresce di quasi l’1%

Nel 2026 la spesa pro capite degli italiani per i consumi è aumentata di 314 euro rispetto allo scorso anno. Ha raggiunto i 23.261 euro (era 19.877 euro nel 1995), superando i livelli pre-Covid ma anche il picco del 2007 (22.975 euro), anno di inizio della grande crisi finanziaria globale. Sono i dati di Confcommercio che segnala anche che la domanda di beni tradizionali rimane contenuta nel 2026, indice di un atteggiamento di prudenza delle famiglie dettato prevalentemente dall’incertezza che caratterizza l’attuale contesto economico.


“La ripresa della domanda, favorita anche dalla progressiva crescita dell’occupazione e dei redditi, non ha consentito,
pero’, il pieno recupero dei livelli di consumo per tutti i segmenti di spesa”.
Tecnologia, telefonia e informatica guidano la classifica delle abitudini di consumo degli italiani con una crescita esponenziale, rispetto al 1995, di quasi il 3.200%.
Molto sostenuti anche i consumi legati alla fruizione del tempo libero, in particolare per i servizi culturali e ricreativi
cresciuti del 137%. Ad eccezione di questi due comparti, poche altre voci mostrano segnali strutturali di espansione: è il caso della ristorazione (+25,3%) e delle spese per viaggi e vacanze (+17,2%) che, comunque, non sono ancora tornate sui livelli pre-Covid.

In leggera flessione, invece, l’alimentazione (-3,5% negli ultimi tre decenni), anche a causa delle dinamiche demografiche e della crescita dei pasti fuori casa, mentre tra i segmenti meno dinamici si confermano l’abbigliamento e le calzature (+6,2%), la cui domanda appare oggi piu’ orientata verso capi “fast fashion”, cioè meno costosi e con qualità inferiore, e quello dei mobili e oggetti per la casa (+5,9%).

Discorso a parte per i consumi di energia domestica (-37,4%) in consistente contrazione per comportamenti di consumo piu’ attenti, ma anche grazie ad un crescente utilizzo di prodotti e sistemi a risparmio energetico. In generale, sostiene Confcom, “nonostante le forti incertezze generate dal conflitto in Medio Oriente e il timore di un marcato rallentamento dell’economia, il quadro congiunturale italiano si e’ dimostrato piu’ favorevole delle attese”.

Nel nostro Paese, la presenza di un contesto produttivo che continua a mostrare segnali di miglioramento ha favorito il permanere di dinamiche positive del mercato del lavoro con gli occupati che hanno raggiunto il massimo storico (24,3 milioni), mentre la disoccupazione è scesa ai minimi, favorendo la crescita del reddito disponibile delle famiglie. Questo andamento sostiene la ripresa dei consumi, che prosegue, seppur gradualmente, insieme al buon andamento del turismo, trainato soprattutto dalla domanda estera.

Alla luce di tutto cio’ e dei risultati del primo semestre, l’Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 una crescita del
Pil dello 0,9%, dei consumi dell’1,2% e un’inflazione media del 2,7%, pur prevedendo un secondo semestre meno dinamico del primo.

Stefania Losito

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