In Italia il numero di Neet, cioè giovani tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non lavorano, si è dimezzato negli ultimi dieci anni. Lo dice l’ultimo rapporto ‘Education at a glance 2026’ dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Nel dossier si legge anche che, sul fronte di coloro che sono senza diploma superiore, le persone tra i 25 e i 34 anni prive di un titolo di istruzione secondaria superiore sono diminuite dal 26% al 19% nello stesso periodo. Eppure nel nostro paese i lavoratori in possesso di una laurea guadagnano sì il 35% in più rispetto a quelli con un diploma, ma nel resto dei Paesi dell’Ocse un laureato guadagna una media del 54% in più.
Quella che paga meno di tutti è la laurea triennale: il vantaggio salariale è soltanto del 4% rispetto a chi ha lasciato dopo le superiori. I laureati sono distribuiti in modo molto disomogeneo; in testa il Lazio con il 29% di ‘dottori’, ultima la Sicilia ferma al 17%. Il dato allarmante è la previsione che il numero di bambini di età compresa tra 5 e 14 anni in Italia diminuirà del 18% tra il 2024 e il 2033.
Dai dati emerge anche che l’Italia spende in istruzione, rispetto agli altri paesi dell’Ocse, circa 7 miliardi di euro in
meno (questo calcolo lo ha fatto la Uil scuola): il paese infatti destina al settore il 2,7% del Pil, contro una media
Ocse del 3%.Non siamo tuttavia gli ultimi, altri paesi fanno peggio di noi.
I nostri insegnanti, poi, hanno una età media alta (il 36% nel 2024 aveva almeno 55 anni alle superiori) e guadagnano poco: dal rapporto emerge che un docente della scuola elementare a inizio carriera in Spagna guadagna circa il 48% in più rispetto a un collega italiano; in Germania più del doppio. A fine carriera, un docente della primaria spagnolo percepisce circa il 45% in più rispetto a quello italiano. Non solo: in Italia un insegnante della primaria guadagna il 64% in meno di quanto percepisce un laureato con analogo livello di istruzione che lavora in un altro settore; nella secondaria di secondo grado si arriva al 71%, sebbene lo stesso rapporto rassicura sul fatto che negli ultimi anni sono stati fatti importanti passi avanti. Paragonati ai colleghi dell’Ocse, gli insegnanti della scuola dell’infanzia italiana guadagnano in media il 36% in meno e quelli della scuola secondaria di primo grado il 33% in meno.
Stefania Losito