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Giulia, l’autopsia è durata 14 ore. Martedì i funerali. Turetta per nove ore davanti ai giudici

E’ durata 14 ore l’autopsia sul corpo di Giulia Cecchettin, la studentessa 22enne di Vigonovo, nel Veneziano, uccisa dall’ex fidanzato, il 21enne Filippo Turetta, sottoposto a interrogatorio ieri (per oltre nove ore) e reo confesso del delitto. L’Istituto di medicina legale di Padova ha comunicato ieri sera alla Procura di Venezia che le operazioni necroscopiche sono terminate. E perciò probabile che oggi arrivi dai magistrati il nulla osta alla restituzione della
salma alla famiglia: si ipotizzano i funerali il 5 dicembre a Padova.
La lunga durata dell’esame, viene precisato, si spiega anche con il tipo e il gran numero di lesioni da arma da taglio, che rendono complesso per i periti accertare se le ferite (ne furono riscontrate una ventina al primo esame), sono tutte riferibili ai colpi sferrati da Filippo o se parte di esse sono da difesa, cioè dovute ai movimenti della vittima per ripararsi dai fendenti.

L’AUTOPSIA – Giulia è stata uccisa da Turetta nell’area industriale di Fossò – a 6 chilometri dalla sua casa – verso le 23.40 di sabato 11 novembre. Quando la Fiat Punto nera di Turetta scomparve dalle telecamere della zona industriale di Fossò, alle 23.50, Giulia era già deceduta, per le coltellate e le lesioni subite nella seconda fase dell’aggressione di Filippo, documentata dalle immagini alle 23.40 di quel sabato, e già descritte nell’ordinanza di custodia del Gip, basate sulle immagini della videosorveglianza di uno stabilimenti industriale, che ripresero l’orrore. Letale per la ragazza una coltellata sul lato sinistro del collo, “dai margini netti”, che non le ha lasciato scampo dopo questa seconda aggressione – la prima fase era avvenuta nel parcheggio di Vigonovo, 25 minuti prima – La studentessa 22enne era morta per shock emorragico.
E’ su una coltellata profonda alla base del collo, potenzialmente letale, che i periti si sono concentrati. “Il periodo della morte della ragazza è circostanziato”, ha spiegato uno dei periti. Un periodo “circostanziato” che ricondurrebbe alla seconda fase dell’aggressione a Giulia, quella avvenuta nella zona industriale di Fossò, dove alle 23.40 di sabato 11 novembre le telecamere di sicurezza dello stabilimento della Dior hanno ripreso la parte più brutale della violenza di Filippo che, come ricorda l’ordinanza del Gip, carica il corpo inerme di Giulia nell’auto, probabilmente nel sedile posteriore.
Il medico legale Guido Viel, incaricato dalla Procura di Venezia, sta scrivendo le risposte a tutti i quesiti formulati dai
magistrati. In estrema sintesi: quante coltellate sono state inferte alla ragazza, dopo che l’esame esterno ne ha ccertate
almeno una ventina; se le ferite sono state provocate da un coltello – ne sono stati trovati due: uno con una lama di 21
centimetri e il manico spezzato nel parcheggio dove è avvenuta la prima aggressione vista da un testimone, un altro, di 12 centimetri, nella Fiat Punto di Filippo fermata in Germania, oppure da entrambi – o anche dai calci e dai pugni inflitti dal 22enne padovano.
Bisognerà poi capire se Filippo, con alcune di quelle coltellate, abbia infierito su Giulia quando lei era ancora in vita. Non ultimo – accertamenti che vanno sempre svolti in questi casi spiegano gli anatomopatologi – se vi siano tracce di
abusi, e se le analisi genetico forensi escluderanno che sulla scena del crimine fossero presenti altre persone. Non solo. Sul corpo è stata eseguita anche una Tac, per stabilire l’importanza delle lesioni traumatiche subite da Giulia alla testa, quando inseguita da Filippo aveva battuto il capo sul marciapiede a Fossò. E sono stati prelevati i tessuti per compiere indagini istologiche e gli esami tossicologici: gli inquirenti vogliono capire se Giulia sia stata stordita.
Nell’ordinanza di custodia del Gip di Venezia, che riportava i dati dell’esame esterno del medico legale, fatto il 19
novembre a Barcis, si diceva che l’omicidio è stato perpetrato “mediante plurimi colpi di arma bianca, con tentativo di difesa da parte della vittima”. Giulia presentava infatti tagli alle mani e agli avambracci. Ma è su due di queste lesioni d’arma bianca che si è concentrato in particolare l’esame autoptico: la lesione al “collo” nella “regione latero-cervicale sinistra” e “cervicale posteriore”, dai “margini netti”. E quella sulla spalla, “al confine tra la regione sopraclavicolare sinistra e la regione trapezoidale omolaterale”.

L’INTERROGATORIO DI TURETTA – Nove ore davanti ai magistrati, tra pause e risposte. Tanto è durato l’interrogatorio di Filippo Turetta, 22 anni il 18 dicembre e in carcere a Verona con le accuse di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva terminata e sequestro di persona e che, oltre all’occultamento di cadavere, rischia anche le aggravanti della premeditazione e della crudeltà.
Ieri ha incontrato il pm di Venezia Andrea Petroni, che coordina l’inchiesta dei carabinieri e che gli ha contestato tutte le prove raccolte, tra cui i due coltelli trovati e quel nastro adesivo, comprato on line qualche giorno prima dell’11 novembre e che avrebbe usato per chiudere la bocca e legare le mani alla ragazza che, da almeno un mese, dopo che
lei aveva deciso di lasciarlo la scorsa estate, era vittima anche delle sue pressioni psicologiche e dei suoi ricatti.
Lui parlava di “amore”, le diceva che solo con lei stava bene e che altrimenti si sarebbe ammazzato. Nel frattempo, come hanno raccontato anche le sue amiche con cui Giulia si confidava, la pedinava a volte, soprattutto nelle ultime settimane, e faceva crescere in lei “ansia e paura”.
Quella sera di sabato lei ha accettato di andare a cena in un centro commerciale a Marghera. Lui insisteva ancora per
recuperare il rapporto, lei era decisa nella sua scelta. La prima aggressione nel parcheggio a Vigonovo, a meno di 200 metri da casa di lei, al ritorno. “Ho perso la testa, mi è scattato qualcosa”, avrebbe ripetuto Turetta in carcere. Nel parcheggio di via Aldo Moro i calci quando Giulia è già fuori dall’auto del 21enne, lei che cerca di reagire e un vicino di casa che vede parte della scena, dà l’allarme che resta inascoltato. Turetta, intanto, l’ha già portata, chiusa dentro la Fiat
Grande Punto nera, nella zona industriale di Fossò, deserta il sabato sera. Una telecamera di sorveglianza riprende le fasi finali della seconda aggressione. Non le coltellate, tante, oltre venti. Le immagini mostrano Giulia, spinta e colpita da dietro mentre tenta di fuggire di corsa, già fuori dalla macchina. Sbatte la testa su un marciapiede e resta a terra e
lui la carica sull’auto. Poi, la fuga. Il corpo di Giulia, già morta dissanguata, l’ex fidanzato lo abbandonerà ad oltre 100 chilometri di distanza, vicino al lago di Barcis, con dei sacchi di plastica neri a coprire il cadavere. Sacchi che aveva già con sé quella sera. Nel pomeriggio avrebbe fatto pure un sopralluogo a Fossò.

Nell’interrogatorio fiume, andato avanti dalle 11 fino alle 20, Turetta ha dovuto ricostruire passo passo tutto ciò che è avvenuto quella sera, ma anche nei giorni precedenti e nella settimana di fuga fino in Germania, dopo che nelle poche
dichiarazioni alla giudice Benedetta Vitolo si era detto “affranto, dispiaciuto”, pronto a “pagare” per le sue responsabilità e a “ricostruire” nella sua “memoria” quello che gli era “scattato” nella testa quella sera.
Avrebbe sostenuto di aver avuto la mente offuscata, un black out, quando ha capito che Giulia era decisa a troncare. Il giovane potrebbe essere sentito nuovamente dagli inquirenti nei prossimi giorni. Potrebbero servire altre ore di interrogatorio per fare definitiva chiarezza su tutti i dettagli.

Stefania Losito

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