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Investì il figlio mentre guidava ubriaca, Ginetta la perdona: “L’unica via contro la follia del dolore”

Il perdono, alle volte, può salvare dalla follia del dolore. Anche di quello di una madre che perde suo figlio. “Ho perdonato chi ha investito una notte di giugno del 1998 mio figlio Daniele, 22 anni, che era in motorino. Alla guida dell’auto c’era una ragazza, anche lei di 22 anni, ubriaca. Il perdono era l’unica strada per sollevarmi dalla follia del dolore che era arrivata come un sopruso totalizzante”. E’ il racconto di Virginia Campanile, detta Ginetta, 74 anni, di Otranto, nel Leccese. “Di fronte ad una sofferenza così incontenibile, non volevo morire anch’io – ha proseguito Ginetta – ho capito quasi subito che dovevo perdonare quella ragazza. Benché io sia una religiosa praticante ed attiva in parrocchia, ho potuto verificare che la fede non basta”. Ginetta – per 40 anni disegnatrice di gioielli in un negozio di famiglia – nel tempo si è data una missione: cercare ed incontrare altre mamme che come lei hanno perso un figlio.
Si definisce “una guaritrice ferita”; lei e la sua associazione sono presenti in più regioni italiane, gestiscono
gruppi di aiuto mutuo aiuto, aperto anche ai padri. “Mi sento mamma di questi ragazzi, conosco i loro nomi e i loro
volti”, ha raccontato. Quella notte di quasi 26 anni fa, Ginetta ha perso anche la sua mamma, mezz’ora dopo la tragica notizia di suo figlio. “Mi sono sentita subito poco madre e poco figlia. In quei momenti – è stato il suo racconto – manca la concentrazione. Arriva quello che ho chiamato la follia del dolore, pensavo sarebbe stata la mia fine. Ma non ho mai perso lucidità. Nel dolore sono stata fortunata, è stato un dono; non ho avuto rabbia, non mi sono arrabbiata con Dio. All’inizio mi sono data una maschera, sono tornata in negozio, ho un altro figlio, Luigi, l’ho fatto anche per lui che ora mi ringrazia. Ho scelto di non isolarmi, guai a farlo. Rifiutavo la commiserazione delle persone, io non ero più Ginetta ma la signora che ha perso il figlio. Non lo accettavo. Mi ha aiutato poi che la causa è finita in due anni. Ho cominciato a darmi buoni propositi, è stata una lunga battaglia interiore”.
Ha cominciato ad “agire”, a creare “qualcosa che potesse far brillare il dolore”: da una pietra dura, il diamante, ha costruito un gioiello con tante sfaccettature dedicato a Daniele: vedere quell’oggetto luminoso è stato il segno tangibile di un inizio di trasformazione. “E ho cominciato a pensare a Simona, così si chiama la ragazza e così mi piace chiamarla. Mi sono detta, dopo circa un anno, ma dove vado se non libero me stessa? Dovevo perdonarla. Le ho scritto una lettera. Simona era molto arrabbiata per quello che aveva fatto, ne era consapevole, mi diceva che sarebbe dovuta morire lei. Ci siamo incontrate, lei era più imbarazzata di me”. Certo non è stato facile. “Le dicevo ‘ti perdono’ ma lo dicevo con la bocca, ho fatto fatica a far diventare il perdono una realtà. Perdono e riconciliazione non vanno di pari passo. E’ stato doloroso, tante lacrime”. Poi ha spiegato come ha trasformato la parola nei fatti, partendo da una sorta di espediente linguistico: “Ho diviso la parola perdono in per-dono. La parola dono è stata cruciale. Dono per me stessa, dono per Simona. Del resto, sono gli eventi della vita, non ci sono risposte ed io volevo rinascere”.

Dopo qualche tempo Ginetta ha chiuso l’attività commerciale ed è andata alla ricerca delle mamme con la sua stessa
esperienza, che erano chiuse in casa. “L’incontro con la prima mamma è stato emblematico: ‘ciao sono Ginetta la mamma di Daniele’, ‘ciao sono Anna la mamma di Francesco’”. “Incontro da anni queste donne ed anche loro ora vengono da me. Aiutare gli altri ha aiutato me, non pensavo di arrivare a tanto ma ora sono una donna libera
da ira e da deliri. E’ stata una grazia questo mio percorso”.
La sua associazione, “Figli in Paradiso, ali tra cielo e terra”, è molto attiva, gestisce anche una scuola nella Repubblica del Congo. Ginetta stessa riceve premi e riconoscimenti. “Quando incontro i genitori che perdono un figlio – conclude – dico loro ‘ti prego ama la vita e pensa all’amore per il tuo figlio”.

Stefania Losito

(@CREDITS: IN COPERTINA VIRGINIA CAMPANILE DALLA PAGINA UFFICIALE FACEBOOK DELL’ASSOCIAZIONE “FIGLI IN PARADISO, ALI TRA CIELO E TERRA”)

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