Migliorano le condizioni di benessere degli italiani, negli ultimi dieci anni, su lavoro, salute e ambiente ma peggiorano sotto il profilo della ricchezza e della difficoltà ad arrivare a fine mese. Nel 2025 le famiglie in povertà assoluta in Italia sono infatti l’8% sul totale delle famiglie residenti: si tratta di oltre 5,4 milioni di persone, il 2% in più rispetto a dieci anni fa. E’ la fotografia scattata dall’Istat nel rapporto sul Benessere equo e sostenibile. Il maggior numero di poveri sono nel Mezzogiorno, undici su cento, anche se si registra un calo di un punto percentuale rispetto al 2024. Segue il Nord con l’8,5% (era 8,8% del 2024), e il Centro conferma i valori più contenuti con il 7,4% (era 7,6% nel 2024). Inoltre, dal rapporto emerge che sono a rischio povertà più della metà dei 25-44enni poco istruiti del Mezzogiorno.
In particolare, nel 2025, la quota di persone che vivono in famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà è il 7,5%. Il 12,3% del Mezzogiorno è significativamente superiore alla media nazionale e il dato più contenuto si osserva nel Centro, dove la quota si attesta al 4,7%, anche se in peggioramento dall’anno precedente.
Cresce il livello di benessere degli italiani ma si conferma la tradizionale spaccatura tra Centro-Nord e Mezzogiorno: mentre tutte le regioni del Nord e del Centro (con l’eccezione del Lazio) registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori Bes disponibili a livello regionale, nel Mezzogiorno (fatta eccezione per l’Abruzzo) la maggioranza degli indicatori segnala livelli inferiori alla media Italia. Dei 132 indicatori per cui e’ possibile il confronto con l’anno precedente, rileva l’istituto, 54 migliorano, 55 sono stabili e 23 peggiorano, evidenziando un
generale avanzamento del benessere. Il Friuli-Venezia Giulia e le due province autonome presentano, in almeno 10 sui 12 domini di benessere, valori medi superiori al valore dell’Italia. All’opposto, Campania, Puglia e Calabria hanno, in almeno 10 dei 12 criteri, valori medi peggiori rispetto al riferimento nazionale.
Profonde differenze anche per il tasso di mortalità per tumori: nel 2023, la mortalità per tumori tra gli adulti dai 20 ai 64 anni e’ pari a 7,4 decessi ogni 10.000 residenti e si e’ ridotta sia rispetto all’anno precedente (7,6), sia rispetto al 2014 (9,1). Mentre nel Mezzogiorno anche nel 2023 si confermano tassi di mortalita’ per tumori piu’ elevati: 8,3 ogni 10.000 residenti al Sud e 7,9 nelle Isole, contro 7,2 nel Centro e nel Nord-ovest e 6,6 nel Nord-est.
Nel Mezzogiorno si registrano inoltre livelli piu’ elevati di mortalita’ infantile con 2,6 decessi ogni 1.000 nati vivi, nel
2023, piu’ alta tra i maschi (2,8 per 1.000 nati vivi contro 2,4 per le femmine) e in lieve aumento rispetto al 2022 (2,5).
Tra il 2014 e il 2023 pero’ e’ diminuita per entrambi i sessi (di 0,2 punti tra i maschi e di 0,1 punti tra le femmine). I
livelli piu’ elevati si registrano nel Sud (2,9 per 1.000 nati vivi) e nelle Isole (3,3). Rispetto all’anno precedente, tuttavia, il Sud e’ l’unica ripartizione in cui il valore diminuisce.
Risulta in diminuzione la mortalita’ evitabile anche se tra gli uomini rimane piu’ elevata. Nel 2023, secondo i dati piu’
recenti, il tasso di mortalita’ evitabile tra 0 e 74 anni e’ di 16,0 decessi ogni 10.000 residenti, migliore rispetto al 2014
(18,2). La quota di decessi evitabili e’ molto piu’ alta tra gli uomini (20,9 ogni 10.000 residenti) rispetto alle donne (11,4).
La mortalita’ per demenze e malattie del sistema nervoso degli over 64, certifica ancora l’Istat, diminuisce rispetto all’anno precedente, in particolare nel Centro-Nord. Nel 2023, il tasso di mortalita’ per demenza tra le persone di 65 anni e piu’ e’ di 32,9 decessi per 10.000 residenti. Sebbene in aumento nel lungo periodo (28,2 nel 2014), nell’ultimo anno si registra una diminuzione (35,3 per 10.000 residenti nel 2022). Tra il 2022 e il 2023 i tassi sono diminuiti in tutte le ripartizioni, in particolare nel Centro (da 35,2 a 32,0 ogni 10.000 residenti) e nel Nord (da 37,3 a 34,5); la diminuzione e’ piu’ contenuta nel Mezzogiorno (da 32,2 a 31,0).
La mortalita’ per incidenti stradali tra i 15 e i 34 anni è stabile e continua a essere piu’ alta tra gli uomini. Nel 2025,
e’ stata pari a 0,6 decessi ogni 10.000 residenti, con forti differenze di genere a sfavore degli uomini (1,0 contro 0,2
delle donne). Nel 2014 era pari a 0,7 ogni 10.000 residenti.
Stefania Losito