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SE LA LEGHISTA LOMBARDA DOC PARLA IN NAPOLETANO

Camera e Senato riportano tutto quel che si fa e si dice in bollettini quotidiani. In questi  bollettini vi sono anche i resoconti stenografici degli interventi dei parlamentari. Spesso lo stenografo capisce male le parole oppure il parlamentare gradisce correggere qualche errore formale, fatto sta che nei resoconti del giorno compaiono anche delle rettifiche. Ecco una rettifica a pag 69 del bollettino dell’11 giugno: “Nel Resoconto stenografico della 226a seduta pubblica del 9 giugno 2020: a pagina 39, nell’intervento della senatrice Cantù, alla quinta riga del secondo capoverso, sostituire le parole: “ogni scarrafone è bello a mamma sua” con le seguenti “«ogne scarrafone è bell’ a mamma soja»”.
Ed è giusto che nei resoconti vi sia la massima attenzione alla correttezza formale delle parole e delle frasi, trattandosi di atti che entrano nella storia del Parlamento. Agli storici che tra mille anni dovessero imbattersi nel resoconto stenografico tuttavia non la rettifica balzerà agli occhi quanto un rompicapo non di poco conto quando si accorgeranno che a ricorrere a un detto napoletano è stata una lombarda Doc come la senatrice della Lega,  Maria Cristina Cantu’,  nata a Varese, residente a Milano, due lauree (una in Giurisprudenza e una in Scienze politiche), manager della sanità pubblica. Dovranno quindi ricostruire il clima culturale dell’epoca (il 2020) e studiare la linea politica della Lega guidata da Matteo Salvini, che voleva unire l’Italia invece di dividerla, imponendo ai leghisti del Nord la lingua napoletana e a quelli del Sud il milanese, a quelli del Nord di ballare la pizzica salentina e a quelli del Sud il liscio, a quelli del Nord di mangiare la pizza e a quelli del Sud la polenta (ordine revocato per l’elevato numero di infrazioni … la pizza è pizza).
Tra mille anni vedremo.
Maurizio Angelillo

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