Le parole indicano i cambiamenti socio-culturali modificandosi nel tempo
E’ diventato di uso comune nell’attualità e nelle canzoni, ma il termine “maranza” non è di nuovo conio. A chi si riferisce esattamente, come nasce questa parola e come si è evoluta nel tempo lo spiega il dizionario Zanichelli, che ha dedicato una scheda sul tema, rilevando come la lingua, in particolar modo il gergo giovanile, abbia la capacità di intercettare i cambiamenti socio-culturali attraverso nuovi termini o parole che assumono nuovi significati, più aderenti agli accadimenti reali. Il termine, diventato ormai parte del linguaggio e dell’immaginario comune: lo troviamo nei titoli dei giornali, nella lingua parlata di tutti i giorni e nei testi delle canzoni. All’inizio era una sorta di bislacco paninaro, tutto sommato inoffensivo, mentre negli ultimissimi anni è diventato sinonimo di giovane teppista atto (anche) a causare disordini.
Il maranza della prima ora è quello di Jovanotti che, in un brano del 1988, ‘Il capo della banda’, canta: “Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente / di matti di maranza e di malati di mente / fissati con le moto e coi vestiti americani / facciamo tutto ora o al massimo domani”. E’ dunque un sinonimo di tamarro, coatto.
Secondo lo Zingarelli era un giovane delle periferie urbane dai gusti e comportamenti rozzi e volgari, che
si muoveva per lo più in gruppo, riferendosi al significato di questo termine negli anni ’80 e ’90. Molti anni dopo, in
particolare dal 2019, la parola scivola verso un nuovo significato, meno goliardico: con il diffondersi dei social network e in particolare di piattaforme come Tik Tok, il termine maranza appare sempre più spesso nella stampa e nei telegionali, diventando un vero e proprio fenomeno sociale. I maranza di oggi, rileva Zanichelli, hanno uno stile più definito rispetto al passato, sono più riconoscibili: tuta, spesso nera, cappuccio e accessori griffati. La seconda definizione nello Zingarelli, infatti, si avvicina di più all’accezione contemporanea: il maranza è appartenente a bande di ragazzi, spesso in tuta nera con cappuccio, che importunano la gente per le strade. Nell’ultima settimana il riferimento è agli autori dei disordini avvenuti a Milano, lo scorso 17 ottobre, durante le proteste studentesche.
Ma qual è l’etimologia del termine? La sua origine è incerta: potrebbe nascere dal meridionale maranza (melanzana), con possibile sovrapposizione di Marrakesh o Marocco usate nel gergo giovanile. Un’altra ipotesi lo fa derivare da Maranz, un marchio di impianti stereofonici Hi-Fi molto popolare negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, riferendosi ai giovani che, in macchina o alle feste, ascoltavano musica a tutto volume.
Stefania Losito
(foto in copertina: un momento dei disordini del 17 ottobre a Milano, credits: Getty Images)