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Morte bracciante nelle campagne tra Taranto e Lecce: chieste condanne a 11 anni per riduzione in schiavitù e omicidio colposo

Il pubblico ministero del Tribunale di Lecce, Francesca Miglietta, ha chiesto una condanna alla pena di 11 anni e sei mesi di reclusione per due imputati nel processo sulla morte di un bracciante sudanese. I fatti risalgono al 20 luglio 2015 nelle campagne tra Nardò e Avetrana, tra le province di Lecce e Taranto, dove un uomo, Mohammed Abdullah, 47 anni, sposato e padre di due figli, lavorava come stagionale alla raccolta dei pomodori. La morte avvenne durante una giornata di caldo torrido, con una temperatura vicina ai 40 gradi. . La sentenza è prevista per il prossimo 24 novembre.Sul banco degli imputati, Giuseppe Mariano, 83 anni, di Porto Cesareo, in provincia di Lecce, titolare dell’azienda agricola nella quale stava lavorando la vittima, e Mohamed Elsalih, 42enne originario del Sudan, ritenuto un mediatore per gli arrivi in Salento dei braccianti.  Per il reato di riduzione in schiavitù la pubblica accusa ha chiesto ai giudici di condannare ciascun imputato alla pena di 9 anni; 2 anni e 6 mesi sono invece stati chiesti per entrambi per omicidio colposo.  Nella requisitoria il pubblico ministero ha accusato i due di aver costretto i braccianti a lavorare in condizioni di assoluto sfruttamento e soggezione. Il medico legale Alberto Tortorella, che eseguì l’autopsia, ha riferito alla Corte delle condizioni sanitarie precarie dell’uomo a cui venne riscontrata febbre alta e una polmonite virale. Nonostante questo fu mandato nei campi a lavorare senza essere sottoposto a visita medica.

Anna Piscopo

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