La poetessa canadese ha festeggiato con una passeggiata nei boschi
La poetessa canadese Anne Carson sta pensando a dare in beneficenza le 12 milioni di corone svedesi del Nobel per la
letteratura di cui è stata appena insignita. “Abbiamo un amico che ha bisogno di una casa e diamo sempre molto a organizzazioni come Doctors Without Borders”, ha detto la scrittrice affiancata nella sua casa di Reykjavík dal marito Robert Currie. Carson ha detto che avrebbe festeggiato con una passeggiata nei boschi per non dover rispondere al telefono: “Allora – ha aggiunto – ascolteremo il silenzio”. Proprio lei che del silenzio, dell’assenza e delle parole mancanti ne ha fatto una forma d’arte, rivoluzionando la poesia, la lirica e la saggistica contemporanea.
E anche quando l’annuncio del Nobel l’ha raggiunta, in Islanda, Carson stava ascoltando il vento. “Molto sorpresa ma felice”, aveva detto Ingrid Carlberg, la segretaria dell’Accademia Svedese che ha fatto la telefonata. Quando ha saputo di aver vinto il Nobel, secondo quanto riferito dalla sua agente letteraria Nicole Aragi, Anne ha esclamato: “Oddio!”. Poi ha spento il telefono come ha constatato Declan Spring, il suo editor a New Directions, che aveva chiamato per congratularsi: “È molto timida”.
Anne Carson, che una volta ha paragonato la poesia a “un uomo in fiamme che attraversa una casa di corsa”, non ama parlare di sé. Da qualche anno combatte contro il Parkinson, i cui tremori le hanno rubato la calligrafia e che affronta “con i guantoni da boxe” come ha rivelato lei stessa in un saggio per la Times Literary Review scritto a mano combattendo i sintomi della malattia. La poetessa diffida delle interviste: come disse nel 2003 alla rivista Canadian Literature ritiene che siano, “in fondo, una forma sbagliata” in cui lei “finisce per mentire” per la pressione di dire qualcosa di intelligente mentre “nella conversazione normale la saggezza non arriva a comando”.
Stefania Losito
(foto in copertina: credits Getty Images)