Il tetto del 30% degli stranieri nelle classi delle scuole italiane si concentrerà solo sugli alunni che non conoscono affatto l’Italiano, principalmente sugli studenti di cittadinanza non comunitaria appena arrivati: il decreto atteso
per giovedì in Consiglio dei ministri non si applicherà a chi ha frequentato le scuole dell’infanzia o chi è stato nella scuola italiana con buoni profitti. E prevederà deroghe in tutte quelle zone in cui è molto alta la concentrazione di immigrati o è difficile trovare altre scuole nelle vicinanze. Il governo è pronto a stanziare 14 milioni di euro a regime per potenziare l’insegnamento della lingua italiana laddove non fosse possibile inserire lo studente in una scuola di prossimità, ha spiegato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Questi fondi serviranno “proprio per potenziare l’insegnamento e la personalizzazione dell’insegnamento dell’italiano a quei ragazzi che si troveranno comunque in contesti più complessi”, ha detto Valditara.
Il provvedimento vieta poi di indossare il burqua e il niquab a scuola, che al momento riguarda 500-600 studentesse in tutto, impone corsi di italiano per i genitori migranti degli studenti che faticano con la lingua, e riguarderà anche gli studenti con passaporto europeo che hanno difficoltà con l’italiano. Inoltre è probabile che il documento preveda anche altre novità per le scuole come il cambio di nome da istituti tecnici a licei.
Le classi con più del 20% di studenti stranieri neoarrivati che non conoscono l’italiano sono poco meno di mille, per lo più alle elementari. Valditara, ha poi replicato a chi tra le opposizioni lo ha definito ‘razzista’: “situazioni di questo tipo preludono al ritorno a derive di ghettizzazione e di segregazione stile Alabama anni 50”.
Forti le critiche dell’opposizione. “I bambini non sono pacchi”, dice Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione istruzione e responsabile nazionale scuola del Pd. Per l’europarlamentare di Forza Italia Flavio Tosi “sappiamo che ci sono quartieri con un’alta concentrazione di stranieri, lo stesso vale per quei Comuni attorno ai capoluoghi a forte espansione industriale. Lì non è che puoi spostare bambini in scuole magari a parecchi chilometri di distanza”. Dunque, per l’esponente azzurro, “il decreto in arrivo afferma un principio giusto, ma vanno previsti dei meccanismi di flessibilità”. Anche per la ministra dell’Università Anna Maria Bernini “il 30% ci sta ma bisogna calarlo sulle singole realtà che non sono tutte uguali”.
Stefania Losito