
L’Autorità può procedere anche d’ufficio, ma serve la collaborazione di tutti, istituzioni comprese
Il Garante della Privacy invita tutti i cittadini a segnalare i casi di siti o profili social considerati sessisti, come quelli di cui si sta parlando nelle ultime settimane, la pagina “Mia Moglie” su Facebook e il sito Phica.eu, ora chiusi.
“L’Autorità è da tempo in prima linea su questo fronte: possiamo muoverci sia d’ufficio sia su segnalazione delle persone coinvolte. Suggerisco di fare sempre il reclamo al Garante della Privacy, che ha poteri di intervento immediati e di segnalare i casi”. Lo ha detto la vicepresidente, Ginevra Cerrina Feroni, convinta secondo cui “siamo di fronte a fatti gravissimi, che mettono in gioco la dignità, la corretta rappresentazione e la reputazione delle persone, coinvolgendo dati sensibili come quelli relativi alla sfera intima”.
“Come Autorità – spiega Cerrina Feroni – ci siamo mossi da tempo, anche con provvedimenti inibitori e limitativi, sul tema del deep nude, quello dei software che spogliano le persone: basta una foto tratta dal web, da un profilo Facebook, o dalla rete e si finisce senza veli. Si tratta chiaramente di un fake, un furto di identità. E poi c’è il fronte del revenge porn, un fenomeno in crescita, con oltre 800 casi segnalati nell’ultimo anno”.
Secondo il Garante ci sono vari profili di responsabilità che riguardano i siti sessisti: quella dei gestori delle piattaforme che ‘ospitano’ fattispecie di reato che interessano anche la privacy; quella di chi carica questi documenti, foto, video; quella infine relativa alla miriade di commenti sessisti e violenti che si accumulano sotto questi post, in molti casi esempi di diffamazione aggravata. La prima forma di tutela, dice Cerrina Feroni, sono la consapevolezza e la prevenzione.
“Postare in rete una foto e un video comporta una serie notevole di rischi, perché quella foto e quel video di fatto non ci appartengono più”.
Gianvito Magistà