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Tokyo 2020, licenziato il direttore artistico per una vecchia battuta sull’Olocausto

Intanto Pelé si congratula con la calciatrice Marta: “Sei più di una calciatrice”, e rende omaggio a tutte le donne

A meno di 48 ore dall’inaugurazione a Tokyo della XXIII Olimpiade arriva il licenziamento del direttore artistico della cerimonia, Kentaro Kobayashi, che – pur nel lontano 1998 – fece una battuta sull’Olocausto ritenuta antisemita. La presidente di Tokyo 2020, Seiko Hashimoto, ha spiegato che Kobayashi usò “un linguaggio irrispettoso su un
tragico fatto storico”. Nello sketch di ventitré anni fa, Kobayashi e un altro comico fingevano di essere una coppia di
famosi intrattenitori televisivi per bambini e lo stesso Kobayashi faceva riferimento ad alcuni ritagli di bambole di carta, descrivendoli come “quelli di quella volta che hai detto ‘giochiamo all’Olocausto'”. Il duo comico poi scherzava immaginando la rabbia del produttore dello show a causa di questo riferimento all’Olocausto. Lo stesso Kobayashi si scusò poi dicendo che “questa scenetta che avevo scritto conteneva linee estremamente inappropriate”.

Intanto gli organizzatori sono ora al lavoro “su come gestire” la cerimonia. La presidente di Tokyo 2020, Seiko Hashimoto, ha spiegato anche che “la società è unita e anche per questo noi vogliamo portare in tutto il mondo il messaggio di entusiasmo di Tokyo 2020”.

E la cerimonia parlerà agli animi, scossi dopo un anno difficile. Un uomo solo, che si ripiega e si rialza: si aprirà così la scena domani sera allo Stadio Olimpico. Durerà 3 ore e mezzo e sarà sobria, semplice e con momenti ispirati al dramma della pandemia che l’umanità, e il mondo dello sport in particolare, sta vivendo da un anno e mezzo. Lo spettacolo – previsto per le 20 ora locale (le 13 in Italia) – comincia con un uomo solo al centro dello stadio, dove soltanto un migliaio di invitati saranno ammessi. L’artista apparirà all’inizio ripiegato su se stesso, poi si alzerà in piedi e si distenderà in tutta la sua altezza per simboleggiare il ritorno alla vita. Sui maxi schermi saranno proiettate scene di atleti che si allenano nelle proprie camere, con vogatori o tapis-roulant, per ricordare al mondo che gli sportivi presenti ai Giochi si sono dovuti allenare in gran parte da soli, spesso nelle loro case, per via dei lockdown. Il presidente del comitato olimpico (Cio), Thomas Bach, aveva detto di immaginare che la stessa cerimonia sarebbe potuta essere “un momento di gioia e sollievo”, dopo che “la strada per arrivarci non è stata delle più facili”. E i fatti lo dimostrano.

Per quel che riguarda il capitolo contagi, è salito ancora il conteggio degli olimpici risultati positivi al Covid, con da ultimo il caso del nuotatore russo, campione d’Europa dei 400 misti, il 18enne Ilya Borodin. La Turchia, che aveva scelto come portabandiera la capitana della nazionale di pallavolo, Eda Erdem, dovrà cambiare i piani: la pallavolista, insieme alle compagne di squadra, è in isolamento lieve per essere stata a contatto con un positivo sul volo per il Giappone. La Guinea ha annunciato invece di non partecipare ai Giochi, visto l’aumento dei contagi, per tutelare gli atleti e il Paese dal Covid-19.

Intanto il numero 10 per eccellenza Pelé, dal Brasile, si è complimentato per l’esordio della Selecao femminile nel torneo dell’Olimpiade di Tokyo, contro la Cina, match finito 5-0 con una doppietta della fuoriclasse Marta. E da numero 10 a numero 10, ha reso omaggio a lei e a tutte le donne. “Quanti sogni di pensi di aver ispirato? – si legge sui social – Il tuo è molto di più di un primato personale. E’ il simbolo della speranza di un mondo migliore, in cui le donne conquistino molto più spazio. Questo momento ispira milioni di atlete, di tante diverse discipline e di ogni parte del mondo, che lottano affinché vengano riconosciuti i loro diritti. Complimenti, tu sei più di una calciatrice, perché con i tuoi piedi aiuti a costruire un mondo migliore”.


Stefania Losito

(@credits: foto Tokyo Stadium dal sito ufficiale del Coni)

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