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Torre Guaceto, salgono a 131 le tombe scoperte nella necropoli. Trovati anche residui di “birra” e corredo dei defunti

“La campagna di scavi 2026 ha rivelato la presenza di oltre 20 nuove tombe, salgono così a 131 le deposizioni scoperte dagli archeologi nella necropoli che giace sotto la sabbia delle calette di Torre Guaceto. Rinvenuti residui dei pasti consumati durate i riti funerari e urne contenenti gli oggetti di corredo dei defunti”. Così in una nota il consorzio di gestione della Riserva naturale, da notizia della chiusura di questa campagna di scavi, la quinta nella necropoli protostorica a cremazione. Le ricerche finanziate dal Consorzio e condotte in concessione ministeriale dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, si sono svolte in accordo con la Soprintendenza ABAP per le Provincie di Brindisi e Lecce.

“Il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto crede da sempre nell’importanza della ricerca archeologica e nella divulgazione scientifico-storica – ha dichiarato il presidente dell’ente, Stefano Convertini -, tanto che abbiamo realizzato ormai anni addietro il nostro laboratorio archeologico ed investiamo parte dei proventi dei servizi estivi nelle campagne di scavo portate avanti dall’Università del Salento”.  

Per celebrare la chiusura degli scavi, si legge ancora nella nota dell’ente, i vertici del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, il presidente Stefano Convertini, il vice Vito Birgitta ed il direttore Alessandro Ciccolella hanno accompagnato i rappresentanti delle locali Istituzioni in visita alla necropoli dove sono stati accolti dal professore dell’Università del Salento e direttore dello scavo, Teodoro Scarano, ed il suo team.

Hanno preso parte all’evento: il consigliere regionale, Tommaso Gioia, il sindaco di Carovigno, Massimo Lanzilotti, l’assessore di San Vito dei Normanni, Silvia Di Dio, il direttore generale dell’ASL di Brindisi, Maurizio De Nuccio, insieme ad una delegazione dell’ente, il responsabile della comunicazione di Acquedotto pugliese, Vito Palumbo, il comandante della stazione dei carabinieri di Carovigno, Giuseppe Berardino, rappresentanti della capitaneria di porto di Brindisi e dei carabinieri forestali di Ostuni.

Nella campagna 2026, sono stati realizzati due saggi di scavo per una superficie totale pari a circa 150 metri quadrati, che si aggiungono ai circa 600 già indagati negli anni precedenti.

In questa stagione di ricerca, gli archeologi hanno individuato circa 23 tombe e una decina di vasi accessori, contenitori deposti per accompagnare il defunto e che, in alcuni casi, sembrano conservare residui di bevande da cereali fermentati, una sorta di antica versione della birra consumata nell’ambito delle libagioni che si svolgevano nella tarda età del Bronzo durante il rito di deposizione delle urne. Ora bisognerà attendere il microscavo per saperne di più.

Altri pozzetti, invece, sembrano contenere oggetti rituali. Nel 2023, per esempio, fu portata alla luce una deposizione con all’interno un vasetto miniaturistico, un’altra che invece aveva un’intera macina posizionata in verticale con una parte che ne fuoriusciva e, nel 2021, gli archeologi ne trovarono una con all’interno una mezza ciotola a testa in giù poggiata sul fondo.

Le tombe scoperte in queste settimane si presentano in situazioni abbastanza simili a quelle già trovate negli anni precedenti. In alcuni casi sono integre, per cui conservano l’urna intera e parte della ciotola di copertura, sono deposte all’interno di pozzetti scavati nel banco di roccia. In altri, sono evidenti degli allineamenti di tre o quattro tombe in serie, spaziate regolarmente ed associate al cippo in pietra.

Nei prossimi giorni, le urne saranno recuperate e trasferite presso il laboratorio archeologico di Torre Guaceto, dove proseguono le attività di microscavo delle tombe recuperate gli scorsi anni.

Nel dettaglio, gli archeologi stanno già studiando le tombe 41 e 92, recuperate nel 2024 e sottoposte a TAC, contenenti i resti di due spilloni in bronzo poggiati probabilmente a tenere chiuso il telo che custodiva le ossa. Uno è sostanzialmente completo, è rotto solo lo spillone centrale, ma ci sono le due spirali contrapposte col gambo al centro. L’altro spillone è parziale, si conserva una parte del gambo e un avvolgimento a spirale. Il fatto che gli oggetti in bronzo siano incompleti è un forte indicatore del fatto che con ogni probabilità, furono posti sul defunto al momento della pira funeraria, andando a rompersi a causa delle alte temperature. Molti degli oggetti di corredo in bronzo rinvenuti sono riconducibili ad ambiti culturali dell’Italia settentrionale, padano-alpina, tipici della fase del Bronzo Recente, XIII-XII secolo a.C..

“Il lavoro approntato quest’anno ha chiarito la bontà dell’intuizione avuta già con la prima campagna condotta nel 2021 – ha spiegato il professore Scarano – la necropoli di Torre Guaceto si estende lungo l’attuale linea di costa compresa tra la spiaggia delle conchiglie e la terza caletta. E’ in questa direzione che proseguirà la ricerca in futuro”.

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