Non ci sarà una fusione ma potrebbe nascere un consorzio. E intanto Wizzair pensa a un hub a Bari
L’ asse fra Aeroporti di Puglia, Aeroporto di Roma (che controlla anche Nizza) e l’ aeroporto di Venezia (gestito dalla società Save che controlla anche Verona, Treviso, Brescia, Bruxelles e Charleroi in Belgio), continua a rinforzarsi. L’ associazione “Aeroporti 2030” di cui fanno parte le tre società e che già da qualche anno sta lavorando per lo sviluppo sostenibile, intermodale, innovativo e digitale del sistema aeroportuale italiano, potrebbe crescere ancora e diventare una sorta di consorzio. Un’alleanza che farebbe nascere un gigante a livello europeo che spazia da aviazione civile a cargo , ad aerospazio e protezione civile., con circa 90 milioni di passeggeri all’ anno. Per il momento, però, non si dovrebbe andare oltre. Esclusa una fusione societaria, come ipotizzato da qualcuno nell’ ambito della rivoluzione che sta interessando tutti gli scali nazionali dopo la presentazione a giugno del Piano nazionale degli aeroporti. La necessità di rimettere ordine nel sistema aeroportuale italiano, che porterà ad un riassetto delle società di gestione pubbliche e private dei 43 aeroporti italiani, non dovrebbe toccare formalmente Aeroporti di Puglia, società pubblica guidata negli ultimi anni da Antonio Vasile, non solo in ottima salute, ma anche corteggiata dal mercato e presa d’esempio a livello nazionale per essere riuscita a creare, in piccolo, la rete che si auspica possa essere riprodotta altrove. I quattro aeroporti pugliesi, Bari, Brindisi, Foggia e Grottaglie, con vocazioni parzialmente o totalmente diverse, si integrano perfettamente tra loro e stanno producendo numeri record. Anche per questo il modello è diventato attrattivo e interessante per investitori privati e fondi di investimento. E non a caso prende sempre più corpo l’ idea di una partnership con il vettore ungherese Wizzair, che starebbe pensando a realizzare un hub a Bari.
Mauro Denigris