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Duello Meloni-Letta, il fairplay e l’amore. Il ‘no’ comune alle larghe intese. Salvini bacchetta l’alleata sul caro-bollette. Calenda: “Dibattito tra Sandra e Raimondo”

Il duello tra Giorgia Meloni ed Enrico Letta si accende sul tema dell’amore e della famiglia. Nel confronto organizzato dal Corriere tv, la leader di Fratelli d’Italia attacca il segretario dem: “Un bambino ha diritto ad avere una mamma e un papà”. “Quello che conta è l’amore”, replica Letta. “Lo Stato non norma l’amore”, aggiunge Meloni. E Letta,: “Appunto: tu lo stai normando. Stai decidendo quale è amore e quale non lo è”. Due ore di confronto in cui Fdi chiarisce che non intende cambiare la legge sulle unioni civili e che è contraria alla possibilità che coppie omogenitoriali adottino dei bambini. E scatena la reazione di Letta, che la rintuzza: “Tu normi cosa è amore e cosa non lo è”. “Non si tratta di decidere cosa è l’amore. Abbiamo tante coppie – conclude Meloni – che vogliono adottare, ed è giusto dare al bambino la migliore delle possibilita’ che gli possono venire offerte” vale a dire dei genitori di sesso diverso”.

Un incontro che non è mai stato poi uno scontro, con i leader che hanno illustrato i loro programmi più che attaccato l’altro. Qualche tensione su Pnrr, Unione europea e presidenzialismo, ma per il resto i due hanno dialogato.
Ad assistere al botta e risposta, il leader del Terzo polo, Carlo Calenda, che organizza una sorta di filo diretto, nominato ‘Controdibattito 2+1’, sui social per interloquire quasi in diretta durante il confronto .
L’ex ministro attacca il clima a suo giudizio troppo conciliante: “Un dibattito fra Sandra e Raimondo senza alcun
senso”, e’ il suo giudizio tranchant. Acido anche Matteo Renzi: “In un Paese civile – protesta – è necessario un confronto a quattro e non solo Letta e Meloni, ma perché non lo fanno? Perché la Meloni ama alla follia che sia Enrico Letta a essere l’unico interlocutore, perché Enrico Letta è il migliore amico di Giorgia Meloni. Le sta facendo la campagna elettorale tutti i giorni”.
Intanto, a dimostrazione che c’è distanza tra i dem e il centrodestra della Meloni, il segretario Pd accusa l’ex ministro di voler “aggiornare” il Pnrr, mettendo così a rischio la credibilità dell’Italia a Bruxelles. “Il Portogallo – è la replica – lo ha chiesto e Gentiloni ha detto che è molto interessante. E noi non possiamo farlo? Bisogna utilizzarlo di più sul tema dell’approvvigionamento energetico”. Letta all’attacco anche sui rapporti privilegiati della leader FdI con l’Ungheria di Orban, e con chi vuole “un Europa basata sui veti”. “Noi vogliamo – sottolinea – un’ Italia che conti in Europa , non che protesti. Come Draghi, che è andato a Kiev con Macron e Scholz: quella è la fotografia. Un’Italia che conta non che pone il veto con Polonia e Ungheria, anche perché noi abbiamo l’Euro”.
Meloni, prima difende l’idea che sia giusto rivendicare la tutela “dell’interesse nazionale”. Poi sul premier magiaro e’
molto prudente: “Ho buoni rapporti con Orban ma il suo partito sino a ieri era nel Ppe, non nel mio partito, quello dei
conservatori. Saremo dialoganti con tutti ma c’è un problema di riequilibrio dell’asse franco-tedesco, quindi dovremo parlare con paesi mediterranei come con quelli dell’est. Soluzione è avvicinarli: no a Europa di serie A e di serie B”.
Sull’immigrazione, Meloni ripropone la necessità di una missione europea che parli con la Libia per limitare le partenze, “distinguendo chi ha diritto di partire come i profughi da chi invece no”. Il segretario allora rileva che ha evitato di parlare di “blocco navale”, perché, aggiunge: “è talmente evidente che non può essere applicato e il governo non lo puo’ adottare”. Quindi Letta torna ad attaccare i governi dell’est e i loro veti sulle politiche migratorie comuni. “Sono diversi – rintuzza infine Giorgia Meloni – i Paesi che si sono opposti alla redistribuzione, penso i gendarmi francesi a Ventimiglia, ma anche la Germania che ha scelto i suoi migranti, i siriani. Poi sulla Polonia, prudenza: si sta caricando tutti i profughi ucraini, misuriamo le parole”.
Intanto, fuori dallo studio televisivo, interviene il leader della Lega Matteo Salvini durante il suo tour elettorale che oggi lo ha portato da Milano, per un incontro con la Cisl, alla Toscana, con tappa a Firenze e, non prevista, anche a Marina di Carrara (Massa Carrara), dove sabato sera alcuni militanti del Carroccio sono stati aggrediti mentre stavano allestendo un gazebo. Salvini non manca di dare una stoccata all’alleata sul tema degli aiuti per il gas: sui 30 miliardi lei tentenna e non la capisco, dice, accusandola di essere “tiepida” sul tema. “Il mio obiettivo” alle prossime elezioni “è arrivare primo, non gioco mai per arrivare secondo o terzo”, ha assicurato, e “se continuo a vedere piazze così piene come quella di ieri a Varese, a Genova, noi tra 13 giorni stravinciamo le elezioni e la sinistra va a casa. Si mettano il cuore in pace. Letta si metta il cuore in pace”.

“Per il centrosinistra il rischio è Salvini, io l’unico rischio che vedo è che gli italiani non riescono a pagare le bollette, le aziende rischiano di chiudere”, spiega Salvini. Per questo “si devono mettere sul tavolo 30 miliardi di euro a debito. Chi dice no a un intervento non conosce il proprio paese. Con Giorgia vinceremo le elezioni ma non capisco perché su questo tentenni”. Quella delle bollette, ha detto ancora, “è una vera e propria emergenza nazionale come lo fu il Covid. Non il fascismo o i russi”. E a proposito di Russia ha detto di non metterci piede “da quando sono al governo, non ho mai preso un soldo dalla Russia, mai fatto accordi commerciali con la Russia”. “Il primo Consiglio dei Ministri, se vinciamo le elezioni, i decreti sicurezza sono già pronti”.

Stefania Losito

(credits: foto dal corriere.it)

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