Nel 2026 due italiani su tre non confidano nel miglioramento della situazione complessiva del Paese, sei su dieci temono un aumento del costo della vita, con un pessimismo più accentuato nel ceto popolare. Il lato positivo è l’ancoramento ai valori della famiglia che esprime il bisogno di protezione ma anche una maggiore fiducia nella sfera personale.
Tra le preoccupazioni maggiori le guerre, i cambiamenti climatici, la concentrazione della ricchezza in poche mani. Emerge dall’ultima indagine Legacoop-Ipsos, che però registra un miglioramento rispetto allo scorso anno: le guerre preoccupano il 55%, 5 punti in meno rispetto al 2025, seguite dai cambiamenti climatici (45%, in calo di ben 10 punti), da un’eccessiva ricchezza concentrata in poche mani (39%, in crescita di 3 punti); dalle tasse (32%, in aumento di 8 punti) e dall’inflazione (stabile al 32%).
“All’inizio di questo 2026 -sottolinea Simone Gamberini, presidente Legacoop- non possiamo dire di non sapere che
l’Italia è un Paese attraversato da un sentimento diffuso di incertezza e preoccupazione per il futuro, che colpisce in modo particolarmente duro il ceto popolare”. “Accanto a questo quadro, emerge anche la volontà delle persone di difendere e valorizzare la dimensione familiare, relazionale e comunitaria; è un bisogno di protezione, e quindi una conferma delle tensioni diffuse, ma allo stesso tempo un fattore che continua a rappresentare un fondamentale elemento di tenuta sociale. È su questa base che occorre ricostruire fiducia e prospettive”.
Il “tono” più positivo sulla situazione familiare rispetto alle percezioni relative al contesto generale trova una conferma nel fatto che il 57% degli intervistati vede in miglioramento o positive le aspettative sulla propria situazione economica e il 51% la propria capacità di spesa. Anche sotto questo aspetto sono comunque rilevanti le differenze in base alla collocazione sociale.
Stefania Losito