Basta il tono per cambiare la percezione iniziale
Al primo incontro osserviamo il volto di una persona mai vista prima solo per memorizzare i tratti, non per giudicarla. E’ la voce che decide le nostre impressioni: lo dimostra uno studio dell’Università di Milano-Bicocca pubblicato sulla rivista Social Psychological and Personality Science.
I ricercatori Matteo Masi e Marco Brambilla, del dipartimento di Psicologia, hanno usato una tecnica chiamata reverse correlation per visualizzare le rappresentazioni mentali dei volti prima e dopo l’ascolto di una voce positiva o negativa. I risultati mostrano che, quando l’ascolto di una voce dolce e gentile segue un’impressione negativa basata sul volto, la
mente ricostruisce un’immagine del volto più aperto, più affidabile e gradevole. Accade anche il contrario: una voce fredda o ostile può rendere più duro e negativo un volto inizialmente percepito come rassicurante.
Questo sembra essere un processo spontaneo di integrazione tra i sensi, che avviene automaticamente anche quando il volto è stato osservato con il solo scopo di memorizzarne i tratti, e non di giudicarlo. “Le impressioni sociali non sono scolpite nella pietra”, spiega Masi. “Ascoltare la voce può riprogrammare l’immagine visiva di qualcuno nella nostra testa. Le nostre percezioni sono aperte a informazioni provenienti da più sensi e molto più plastiche di quanto immaginiamo”.
Le apparenze contano, dunque, ma fino a un certo punto: bastano poche parole pronunciate con un tono di voce dolce e garbato oppure freddo e ostile per riscrivere la rappresentazione che il nostro cervello si è fatto di una persona.
I risultati potrebbero avere molteplici implicazioni che vanno dal reclutamento del personale ai processi giudiziari, dalle interazioni con assistenti vocali e avatar IA alla costruzione di fiducia nei media e nella politica.
Stefania Losito