Pochi matrimoni, sempre meno, e soprattutto al Sud, dove il dato è sempre stato migliore rispetto al resto d’Italia. Diminuiscono anche unioni civili, separazioni e divorzi. A rilevarlo è l’Istat con il suo ultimo report.
Nel 2024 sono stati celebrati in Italia 173.272 matrimoni, il 5,9% in meno rispetto al 2023. Il calo più consistente è, dunque, nel Mezzogiorno (-8,3%) e nel Centro (-5%) mentre nel Nord si ha una flessione meno accentuata (-4,3%).
Anche i dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 registrano un’ulteriore diminuzione dei matrimoni (-5,9%).
Secondo l’istituto statistico, il calo è influenzato dalla denatalità persistente che si fa sentire sulle generazioni più giovani. Ma anche i cambiamenti culturali, come la progressiva diffusione delle libere unioni (convivenze fuori dalle nozze) che possono costituire sia un’alternativa stabile al matrimonio sia una forma di convivenza transitoria che può precedere le nozze.
I matrimoni religiosi presentano un calo consistente rispetto all’anno precedente (-11,4%), accentuando una tendenza alla diminuzione in atto da tempo. Nel 2024, infatti, il 61,3% dei matrimoni è stato celebrato con rito civile, in continuità con il valore dell’anno precedente (58,9%). Il rito civile è chiaramente più diffuso nelle seconde nozze (95,1%), essendo spesso una scelta obbligata.
Le prime nozze nel 2024 sono state 130.488, il 6,7% in meno rispetto all’anno precedente. In lieve calo anche i matrimoni misti: nel 2024 sono state celebrate 29.309 nozze con almeno uno sposo straniero (il 16,9% del totale dei matrimoni), in calo dell’1,4% rispetto al 2023, mentre aumentano i matrimoni tra stranieri e nuovi cittadini italiani. Questo è dovuto, sottolinea l’Istat, al consistente aumento di quanti hanno acquisito la cittadinanza italiana. In realtà, sempre più matrimoni, teoricamente misti, sono celebrati tra cittadini che alla nascita erano entrambi stranieri.
Sui matrimoni che avvengono in età più avanzata rispetto al passato, l’Istat spiega che il motivo può essere l’allungamento dei percorsi di formazione, le difficoltà di ingresso e permanenza nel mondo del lavoro e la conseguente posticipazione dell’uscita dalla famiglia di origine. Sul rinvio, però, incide anche la diffusione delle
convivenze prematrimoniali. Adesso l’età media è di 34,8 anni per gli uomini (+0,1 decimi di anno sul 2023) e 32,8 anni per le donne (+0,1).
Anche le 2.936 unioni civili tra coppie dello stesso sesso nel 2024 evidenziano un calo rispetto all’anno precedente (-2,7%), confermato anche dai dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 (-3,1% rispetto allo stesso periodo del 2024). Si conferma anche nel 2024 la prevalenza di unioni tra uomini (1.608 unioni, il 54,8% del totale).
Sono state poi 75.014 le separazioni (-9%). In calo anche i divorzi 77.364 (-3,1%).
Stefania Losito