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E’ morto Gianni Boncompagni, l’uomo che rivoluzionò la radio e la tv

Molti giovani speaker radiofonici forse non sanno neanche chi sia, ma senza Gianni Boncompagni oggi farebbero un altro lavoro. Boncompagni è morto a 84 anni, nella sua casa romana. E per ricordarlo bastano poche parole: “Fu l’uomo che rivoluzionò la radio e la televisione”. Un nome, quello di Boncompagni, che viene associato a Renzo Arbore. Nel 1965 sulla Radio di Stato parte la trasmissione “Bandiera Gialla” impregnata di Swingin London, come il Time definirà la cultura pop che da Londra condizionerà il mondo. La Radio di Stato avverte il colpo: trasmette Battisti, Patty Pravo e poi dialoghi mai ascoltati nella controllatissima e ovattata emittente di Stato. L’umorismo di Arbore e Boncompagni, elegante ricercato non privo di doppi sensi capace di incidere anche sul linguaggio comune, apre le porte all’improvvisazione che raggiunge il massimo nel programma “Alto gradimento”: c’è l’immancabile Arbore, Bracardi, Mario Marenco. Si trasmette la musica di Louis Armstrong e subito dopo i Cugini di Campagna. Nulla è scontato. Si improvvisa, si cade nel demenziale, si ride e chi ascolta si rilassa: leggerezza ma anche impegno e riflessioni, magari lasciate a metà. Nessuna volgarità.
I dirigenti Rai chiedevano i copioni da approvare e i due ragazzi terribili, Arbore e Boncompagni, li convincevano che in “America i copioni non esistono” e ogni giorno ne combinavano una mentre i dirigenti ingoiavano il rospo sentendosi però molto “americani”. Il debutto in tivvù avviene sempre nel segno della Radio: nel 1977 Boncompagni firma Discoring, un programma riservato e dedicato solo alla musica leggera. Seguono “Pronto, Raffaella”, condotto da Raffaella Carrà, sua fidanzata per almeno un decennio, “Pronto, chi gioca?” con Enrica Bonaccorti, crea “Domenica In”, il primo contenitore di spettacolo e informazione della domenica pomeriggio. Nel 1991, su Canale 5, lancia il programma “Non è la Rai”, che diventa un fenomeno di costume: la prima edizione fu condotta da Enrica Bonaccorti, la seconda da Paolo Bonolis e le ultime due da Ambra Angiolini. Celebre l’immagine di Angiolini diretta, attraverso l’auricolare, da Boncompagni che diventa anche il conduttore occulto della trasmissione, ma che tutti possono sentire. Anche questa una fantastica parodia della tivvu’ e delle “ragazze sceme”. Tra l’altro fu uno dei programmi che l’allora Fininvest trasmise in diretta. Boncompagni firma programmi che diventano “cult”, come i protagonisti o le comparse. Ma la sua passione è anche la musica. E’ lui l’autore di “Ragazzo triste” cantata da Patty Pravo, de “Il mondo”, successo mondiale di Fontana, e di molte canzoni della Carrà come “Tuca Tuca” o “A far l’amore comincia tu”.
“Ci siamo divertiti tanto”, ripete Arbore.
A Boncompagni la tivvù non piaceva più. Troppi format, troppe ricette studiate, troppi copioni, troppi burocrati ignoranti, troppi codardi che non vogliono sperimentare, troppi uomini tristi che non vogliono divertirsi.
Maurizio Angelillo

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