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Caro-gasolio, camionisti e taxi in difficoltà. Fare il pieno a un autocarro costa 172 euro in più. Boom per le ricariche elettriche

Benzina e gpl calano, ma il costo dei carburanti registrato nelle ultime settimane non migliora per il diesel. E’ l’analisi della Cgia di Mestre, l’associazione artigiani e piccole imprese, che avverte: il calo delle accise di 25 centesimi al litro non coinvolge il gasolio che registra un aumento del 20,9 per cento, pari a 34 centesimi in più al litro. Il caro-prezzi coinvolge i mezzi pesanti e gli autocarri che trasportano merci, dunque il sistema delle imprese. Oggi fare il pieno a un autocarro costa circa 172 euro in più: un incremento che, su base annua, si traduce in un aggravio di circa 12.350 euro per ciascun mezzo. L’Ufficio studi della CGIA ricorda che in Italia circa l’80 per cento delle merci viene trasportato su gomma, configurando un modello logistico fortemente dipendente dalla mobilità stradale. Anche la ricarica elettrica ha subito un aumento boom: negli ultimi 20 giorni, il costo per ricaricare un mezzo full electric è passato da 70 a circa 100 euro, con un aumento del 43 per cento: un vero e proprio salasso.
A pagare il conto, poi, non saranno solo i piccoli autotrasportatori, ma anche taxisti, bus operator e Ncc che fanno parte della cosiddetta categoria dei “professionisti della strada”. A questi operatori economici, l’Ufficio studi della CGIA ha aggiunto anche gli agenti di commercio.

A livello nazionale il numero complessivo delle attività oggetto di questo approfondimento sono almeno 306.800, di cui 203.700 sono agenti di commercio, quasi 68.500 autotrasportatori, 31.500 taxisti e Ncc e quasi 3.000 bus operator. Le regioni che ne contano di più sono la Lombardia con 49.607 unità, il Lazio con 29.357 e il Veneto con 29.105.

A livello provinciale, invece, svetta la Città metropolitana di Roma capitale che registra 22.676 attività. Seguono Milano con 19.438 e Napoli con 15.857. In coda alla graduatoria scorgiamo Gorizia con 463 imprese, Aosta con 345 e Isernia con 291. E’ interessante notare anche l’incidenza del totale aziende di questi quattro comparti messi assieme sul totale regionale. La distribuzione di queste attività full driver si concentra nelle regioni della dorsale adriatica. Al primo posto, infatti, scorgiamo l’Emilia Romagna con il 7,17 per cento. Seguono ad una incollatura le Marche con il 7,15 e il Veneto con il 7,03. A livello provinciale, infine, spicca Bologna con l’8,70 per cento, Ancona con l’8,56 e Padova con l’8,29. La meno interessata è Aosta con il 3,21 per cento.

Per l’associazione degli artigiani, è chiaro che le misure nazionali da sole non bastano: servono anche interventi a livello europeo, per permettere ai singoli Paesi di ridurre in modo stabile le tasse sui prodotti energetici, senza mettere a rischio i conti pubblici.

Stefania Losito

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