Dal 2 maggio un pieno di benzina potrebbe arrivare a costare 9 euro in più. Il Consiglio dei ministri ha prorogato per tre settimane il taglio delle accise sui carburanti confermando i meno 20 centesimi al litro per il gasolio, ma riducendo a 5 centesimi al litro quello per la benzina. Ulteriori misure per l’autotrasporto verranno inserite in un provvedimento successivo.
Parla di una vergogna e una beffa il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona. “Ci avevano illuso che il taglio sulle accise sul gasolio sarebbe salito, invece è rimasto lo stesso, nonostante in modalità self service, superi i 2,1 euro al litro in autostrada e i 2 euro nelle strade”.
“Quanto alla benzina – aggiunge Dona – era giustificato uno sconto inferiore a 20 cent, ma non si è ben capito dalla conferenza stampa se il taglio di 5 centesimi delle accise significa che scendono da 20 a 15 cent o da 20 a 5 cent. Nel primo caso significa che, in autostrada, nell’ipotesi di prezzi industriali costanti, la benzina salirà da 1,801 euro a 1,862 euro, un prezzo alto ma ancora sostenibile. Se invece si fosse passati da 20 a 5 cent, ci troveremmo di fronte a una scelta sciagurata perché vorrebbe dire che in autostrada decollerà da 1,801 euro a 1,984 euro, quasi 2 euro, mentre nelle strade normali passerà da 1,746 euro a 1,929 euro. Un balzo astronomico”.
Secondo il Codacons questo provvedimento porterà un litro di benzina verde a costare 18,3 centesimi di più rispetto a oggi, in media 9,15 euro in più su un pieno. “Si tratta di una stangata per i circa 17 milioni di italiani che circolano con un’auto alimentata a benzina e dovranno fare rifornimenti a prezzi sensibilmente più elevati rispetto a quelli in vigore oggi” ha concluso l’associazione.
Gianvito Magistà