Più posti negli asili nido in Italia ma il Paese resta più lento rispetto a Francia, Spagna e Inghilterra. Non solo, ma resistono le disuguaglianze sociali e territoriali: il gap tra bambini di famiglie ricche e povere in Italia è più che raddoppiato in vent’anni, passando dal 7,5% del 2005-2006 quando andavano all’asilo 25 bambini su 100, al 19% nel 2023-2024 quando lo frequentavano 35 su 100.
I dati emergono da una ricerca sui servizi educativi dell’infanzia (0-6 anni) in Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, promossa dalla Fondazione Agnelli e coordinata da Francesca Bastagli ed Emmanuele Pavolini.
L’Italia resta il Paese con meno posti negli asili tra quelli considerati: circa 32 ogni 100 bambini sotto i 3 anni, con
lunghe liste d’attesa. La Germania è più o meno a livello dell’Italia, ma i bambini vanno all’asilo dopo avere compiuto un anno perché i congedi parentali sono ben retribuiti fino a 12-14 mesi. Anche la partecipazione è lontana dal target Ue del 45% entro il 2030 (oggi è al 35,5%). Il Pnrr potrà aumentare i posti e ridurre i divari tra Nord e Sud – mette in evidenza la ricerca – ma non quelli dei piccoli Comuni.
“Le priorità sono ampliare l’accesso, soprattutto per i bambini svantaggiati, e migliorare la qualità dei servizi”, spiega Bastagli. Anche Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, sottolinea che servono politiche su accesso, costi e qualità, oltre all’espansione dell’offerta.
“Il Pnrr – spiega Gavosto – potrà aumentare i posti e ridurre i divari territoriali, ma da solo non garantirà maggiore equità. Non basta, però, a garantire una maggiore equità di accesso né a migliorare la qualità: per questo, occorrono politiche rivolte ai criteri di accesso ai servizi, alla riduzione del gap fra congedo parentale e garanzia del posto, alla riduzione delle rette per le famiglie a più basso reddito, a meccanismi di monitoraggio e valutazione costanti”.
Stefania Losito