Il principio attivo più usato nei repellenti contro le zanzare, la dietiltoluamide (Deet), rischia di perdere efficacia: secondo uno studio, infatti, questi insetti possono imparare ad associare il suo odore alla prospettiva di un lauto pasto, trovandolo di fatto attraente.
Lo studio si è concentrato con un esperimento sulla zanzara Aedes aegypti, una specie che infetta decine di milioni di persone ogni anno diffondendo malattie come dengue, Zika, febbre gialla e chikungunya.
Dopo aver ripetuto l’esperimento quattro volte, oltre il 60% degli insetti ha tentato di nutrirsi anche solo percependo l’odore del repellente. Successivamente, alle zanzare è stata data la possibilità di scegliere tra due mani umane, una non trattata e una ricoperta di Deet: le zanzare non addestrate all’odore del repellente hanno evitato la mano che ne era priva, mentre le zanzare addestrate ne erano attratte. In pratica, queste ultime, associavano l’odore del repellente alla presenza di una persona, per loro fonte di cibo.
“Si è sempre pensato che i repellenti funzionassero grazie alla loro composizione chimica: che il Deet avesse semplicemente un odore sgradevole per le zanzare, che quindi fuggissero, o che la sua composizione chimica impedisse loro di percepire il nostro odore – spiega uno degli scienziati – ma quello che stiamo dimostrando è che il cervello della zanzara può riscrivere quella risposta in base all’esperienza”.
I risultati non indicano la necessità di sospendere l’uso di Deet, che resta uno dei repellenti più efficaci attualmente disponibili. Lo studio suggerisce tuttavia che tempi di applicazione e concentrazione del principio attivo potrebbero essere più importanti di quanto si pensasse. “Invece di applicarne una grande quantità in una sola volta, potrebbe essere opportuno riapplicare il prodotto regolarmente, in modo che rimanga sempre attivo e fornisca una protezione continua” concludono gli scienziati. Questo perché le zanzare si “abituano” al repellente nel momento in cui comincia a perdere la sua efficacia dopo alcune ore che era stato applicato sulla pelle umana.
Gianvito Magistà
(Credits Photo Getty Images)