Il 51% dei ragazzi europei di età tra 11 e 25 anni la usa per discutere di questioni intime o personali
Un giovane europeo su due utilizza l’intelligenza artificiale per confidarsi su questioni intime o personali.
È emerso da un’indagine condotta da Ipsos Bva, commissionata dall’autorità francese per la protezione dei dati personali Cnil. Il rapporto ha evidenziato che il 51% di 3.800 ragazzi nella fascia d’età tra gli 11 e i 25 anni, considera più semplice affrontare temi legati alla salute mentale facendosi aiutare da chatbot rispetto a un colloquio con un professionista sanitario.
Solo il 49% degli intervistati ha interpellato operatori umani e il 37% gli psicologi.
Sicuramente la disponibilità illimitata del chatbot “colma il vuoto lasciato dalle reti di supporto tradizionali”, scrive il sito The Next Web che cita lo studio.
Secondo un’indagine svolta nel mese di aprile da Skuola.net e Associazione Di.Te., su 927 ragazzi italiani tra 10 e 20 anni, il 46% usa i chatbot per parlare di sé. Il 60% ritiene l’esperienza appagante perché si sente libero dall’essere giudicato e il 40,3% ammette di aver sviluppato un legame emotivo con gli assistenti digitali.
Angela Tangorra