Le imprese italiane pagano il doppio di tasse rispetto alle big tech, i colossi mondiali del web. Lo rileva la Cgia, l’associazione mestrina di artigiani e piccole imprese, secondo cui questi continuano a macinare profitti miliardari, “scaricando” sulle piccole e medie imprese italiane il peso fiscale che loro eludono in agilità. Molti di questi giganti continuano a spostare i propri profitti verso i Paesi a fiscalità di vantaggio, lasciando a bocca asciutta tanti paesi, come l’Italia, “con una disinvoltura inaudita”. Mentre le imprese italiane registrano un’aliquota media di quasi il 32%, le prime 25 multinazionali del web nel mondo, secondo i dati dell’Area Studi di Mediobanca, ne presentano unadi meno del 15%.
Questo accade – secondo la Cgia – “quando una multinazionale che lavora in diversi Paesi incrementa ‘fittiziamente’ i costi delle controllate in quelle nazioni dove il carico fiscale è elevato (come l’Italia o la Francia). Così facendo, abbassa gli utili, spostando la gran parte dei profitti nelle filiali ubicate nelle realtà (come i Paesi Bassi, l’Irlanda, il Lussemburgo, etc.) che presentano livelli di tassazione molto vantaggiosi. E così la quasi totalità delle big companies dichiara una quota importante del loro utile totale nei Paesi dove si pagano pochissime tasse”.
Nel 2024, ultimo dato disponibile, le prime 25 websoft presenti nel mondo hanno realizzato un utile ante imposte pari a 503 miliardi di euro, versando, complessivamente, 74,3 miliardi di euro di tasse. Pertanto, il tax rate è stato del 14,8%. Le imprese italiane, invece, nel 2023 hanno realizzato un utile di 322 miliardi che ha determinato un versamento al nostro erario di 102,6 miliardi di euro di imposte, facendo così salire il tax rate al 32%.
Se si misura la differenza delle aliquote fiscali, il dato medio italiano (31,9) è di 17,1 punti superiore a quello dei giganti
del web (14,8). A livello regionale, infine, il differenziale più alto è nel Lazio che conta un’aliquota fiscale di 18,6 punti
in più rispetto alla media delle prime 25 big tech. Poi Friuli V.G. e Liguria entrambe con 18,1 punti in più, le Marche con
+17,8, la Campania con +17,5%.
Stefania Losito